Bonaccini-Fabbri, la telefonata del fair-play
Ieri alle 13.25 un reciproco in bocca al lupo e la promessa di collaborazione istituzionale
Si sono sentiti per telefono ieri alle 13.25 Stefano Bonaccini e Alan Fabbri, nel giorno del silenzio al termine di una campagna elettorale moscia dal punto di vista programmatico ma molto nervosa “sul campo”, con frequenti sconfinamenti nella cronaca nera. Fabbri, trascinato dal suo segretario Salvini, è stato tra i protagonisti di questi episodi. Gli attacchi a Bonaccini non sono mancati, le repliche pure, ma alla vigilia del voto è stato il fair-play a prevalere con un reciproco in bocca al lupo e la promessa di collaborazione istituzionale su alcuni temi.
Affinché quest’ultimo impegno venga rispettato, tuttavia, è necessario che Fabbri prima venga eletto in consiglio regionale (deve arrivare primo o secondo nella corsa presidenziale), e poi che si dimetta da sindaco di Bondeno, portando così il suo Comune al voto anticipato. C’è infatti incompatibilità tra le due cariche, e il nodo dovrà essere sciolto in tempo per la prima seduta di legislatura, presumibilmente a gennaio. Fabbri avrà insomma tempo per pensarci, anche perché finora non ha fatto trapelare nulla sulle sue intenzioni, nemmeno ai suoi collaboratori più stretti. L’ipotesi più gettonata è che resti in Regione, quella alternativa parla di una promessa leghista di seggio parlamentare, alle prossime politiche, in cambio dell’impegno a restare a Bondeno.
Nella stessa condizione di Fabbri ci sono altri due sindaci candidati: Eric Zaghini (Berra, Pd) e Marco Ferrari (il sindaco Pdci di Formignana è candidato con Sel). Anche da loro nessuna indicazione precisa.
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