«Il Cavo Napolenico va sistemato al più presto»
Il responsabile del servizio di bacino el Reno lancia l’allarme Un progetto da 77 milioni di euro per opere idrauliche e arginature
SANT’AGOSTINO. In questi giorni di piena l’attenzione è stata rivolta al Panaro e al Po ma c’è un altro problema da tempo sul tappeto che riguarda il Cavo Napoleonico che mette in comunicazione diretta il Reno dalle parti di Sant’Agostino con il Po a Salvatonica di Bondeno, un tratto lungo 18 chilometri di fondamentale importanza idraulica. Stavolta la sua utilizzazione per far fronte alla piena del Po non si è resa necessaria anche per evitare che si danneggiassero le paratie ma il Cavo mostra i segni del tempo. A fare il punto della situazione è Ferdinando Petri, responsabile del servizio di bacino del Reno. «Il Cavo Napoleonico riveste un’importanza strategica per la pianura ferrarese e bolognese. Già l’inverno dello scorso anno in seguito alla piena del Reno gli impianti sono stati messi a dura prova in quanto abbiamo dovuto effettuare una manovra idraulica di emergenza per convogliare le acque del Reno nel Po e la forza di questa massa d’acqua ha fatto sentire i suoi effetti sulle paratie. Non c’è una struttura idraulica funzionante che metta in collegamento diretto un corpo minore, in questo caso il Reno, con un corpo maggiore, ovvero il Po. Il Cavo Napoleonico lo si può utilizzare solamente per tre quarti in quanto le arginature nella parte alta si sono indeboliti - spiega Petri - c’è una grave carenza manutentiva. Già quando tre anni fa mi sono insediato alla guida ell’Autorità di Bacino del Reno lanciai l’allarme. C’è una vegetazione troppo folta e poi nutrie, volpi, istrici ed altri animali hanno creato tutta una serie di tane ovvero buchi che possono causare problemi e che ovviamente non si chiudono da soli. Il Cavo Napoleonico va sistemato perchè è la nostra ancora di salvezza. Un anno fa abbiamo dovuto sfruttare al massimo un’opera che non è al massimo della sua funzionalità per non usare lo sfioratore di Gallo il cui utilizzo avrebbe danneggiato case, fabbriche e attività varie». Sistemare il Cavo Napoleonico costa soldi, circa 77 milioni di euro. «In parte questi soldi ci sarebbero - spiega Petri - in quanto potrebbero rientrare nella messa in sicurezza delle città metropolitane. È un problema che la nostra amministrazione ha già da tempo all’ordine del giorno. Per avere un minimo di sicurezza dobbiamo lavorare in prevenzione. Il fatto è che se lo Stato ci concede i soldi la progettazione si fa in fretta poi si apre il capitolo dell’appalto e qui entra in gioco la burocrazia che è una piaga alla pari del dissesto idrogeologico del territorio che impedisce e rallenta le attività».
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