Le promesse? Tutte annotate
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
Per l’Emilia Romagna vaga il fantasma dell’astensionismo. Peccato che parecchi politici, di piccola e media stazza, locali e nazionali, sperimentino questa paura raramente e non abbastanza. Non per dare ragione a chi oggi alle urne regionali ha deciso di non andare, è incerto, oppure crede che il gesto sia uno sberleffo o una protesta. Ma per dar torto a quella che una volta era definita classe politica.
Classe ha due significati: sta per categoria sociale, e per comportamento superiore. Cioè, tanto per capirci, queste elezioni per il rinnovo anticipato dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, i politici se le sono andate a cercare, le hanno innescate e fatte esplodere, ora ci chiedono di risolvere il guazzabuglio in novembre, dentro la crisi economica, nel bel mezzo del tritatutto politico: perché la Regione è importante, perché tira le fila, perché governa un territorio composito, perché bisogna proseguire con la ricostruzione post terremoto (noi ne sappiamo qualcosa), perché potrebbe dare il la alla ripresa, perché non ci sono più le Province di prima, perché la Regione siamo noi, a volte.
Eppure l’han mandata in crisi in due e due quattro. Prima il presidente Vasco Errani che d’improvviso e senza tentennamenti, l’8 luglio, ha lasciato per la condanna in appello collegata a Terremerse. Poi i due Pd aspiranti nuovi presidenti sono stati travolti da un insolito destino giudiziario sulle cosiddette spese pazze: Richetti ha lasciato, Bonaccini ha resistito chiedendo-ottenendo l’archiviazione. E ancora, sotto data elettorale, la magistratura ha recapitato a una quarantina di consiglieri gli avvisi d’indagine su scontrini, note spese, viaggi, soggiorni, rimborsi. Tutti i gruppi sono coinvolti, la questione è trasversale, sistemica. Questa crisi – con tutti i suoi pezzi – è perciò autogena, generata da loro, dal di dentro.
E’ quindi concepibile che chi oggi è in corsa per un posto nella nuova assemblea legislativa regionale tema il fantasma dell’astensionismo. Non tanto perché certa disciplina di partito nella fervente ex totalitaria Emilia Romagna è morta e sepolta, ma perché in pochissimi anni e anche mesi le certezze da solide sono diventate liquide e poi gassose.
Qualche esempio? Le anime e i muscoli del Pd sono in piena dissonanza: il renzismo non è un credo radicato, ma un’opportunità, in collisione con l’ala sinistra e cigiellina. La destra si è frantumata e la cittadella della Festa Tricolore di Mirabello è un ricordo finiano remoto. Con il disconoscimento del fortilizio M5S di Comacchio, Grillo ha mandato in libertà quell’esperienza, seconda solo a quella parmigiana anch’essa eretica. Anche il centrodestra è in sofferenza: i moderati e i liberali non digeriscono che sia un giovane leghista a portare la bandiera e a introdurre in terra emiliana il lombardissimo conquistador Salvini, novello antiberlusconi. Per chi ha memoria dei fumetti di Max Bunker la fantasia corre a un Alan Ford Fabbri in intensa missione con il Gruppo TNT.
La Lega (trascinando passivamente Forza Italia) prova a sorpassare M5S e a penetrare in Emilia Romagna. I due blocchi, il centrosinistra Pd-centrico e centrodestra Lega-dipendente, nella campagna elettorale hanno accuratamente evitato qualsiasi contatto diretto, confronti, faccia a faccia, per due motivi. Chi ha la percezione di essere in vantaggio non spreca energie e neanche rischia i voti degli incerti; chi fa una propaganda dura cerca la scena, non il dibattito. In molti già indovinano i nuovi scenari che si sveleranno dopo le ore ventiquattro di oggi.
La tentazione di starsene a casa per molti è forte. Ma anche traditrice. L’astensionista, oltre a non produrre consenso o dissenso, alla fine non ha diritto a esprimere giudizi. Chi vota, invece, può pretendere che fin da domani vincitore e perdenti debbano tener fede al programma, alle cose dette e promesse girovagando nell’intera regione come a Ferrara. Ecco, sia chiaro fin da domani a chi siederà e governerà da Bologna: le cose dette e promesse a Ferrara le abbiamo tutte annotate.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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