«Nessun effetto sul governo»
Franceschini sull’affluenza: hanno inciso le inchieste sui rimborsi
«Franceschini Dario». Sezione 41, scuola Alda Costa. «Buongiorno. Tutte donne - scherza il ministro dei Beni Culturali rivolto alle scrutatrici di un seggio tutto ‘rosa’ - la parità di genere dov’è finita?». Franceschini sparisce in cabina, ripone la la scheda nell’urna e sorride ai fotografi. Niente code davanti alla sezione, l’affluenza è decisamente più tranquilla del solito. Chi entra ed esce ha assistito a tante campagne elettorali, di volti giovani nei corridoi della scuola se ne vedono veramente pochi. Franceschini sa che non potrà sfuggire alle domande sulla partecipazione al voto in una delle regioni tradizionalmente più fedeli all’urna e mette avanti le mani. «Nel 2010 qui si toccò il 68% ma si votava in 13 Regioni - commenta - se aggiungiamo il calo fisiologico dell’affluenza e l’effetto sull’elettorato delle inchieste sui rimborsi elettorali, che hanno inciso sulla credibilità delle Regioni, ci si può aspettare un dato più basso del passato». «Il riflesso politico sul governo? - ribatte - non ci sarà e nemmeno sulla legittimazione di chi governa». Il ministro sembra più interessato ai rapporti di forza politici che saranno cristallizzati dal voto. Un occhio rivolto alla Lega Nord, che alla vigilia era data in ascesa, l’altro ai grillini, che «l’anno scorso sono stati sottovalutati dai sondaggi mentre oggi penso che siano sopravvalutati». Il governo Berlusconi, contro il quale Franceschini nel 2009, neo-eletto segretario del Pd, inscenò il famoso giuramento a Ferrara sulla Costituzione, sembra lontano anni luce. Ma oggi dei voti di Forza Italia Renzi ha bisogno. «Le riforme - risponde lui - è meglio che siano condivise». E sul Jobs Act? Franceschini saluta: «Scusate, devo proprio andare, mi aspetta mia figlia».
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