Il nome di Pincelli in gara per una svista
L’Ufficio elettorale chiarisce: l’accettazione della candidatura non c’è. Ma la lista era stata presentata con quattro nomi
FERRARA. Nessun caso Piemonte in vista in Emilia Romagna. Non sarà la ‘candidatura fantasma’ denunciata da Aristide Pincelli, commercialista inserito a sua insaputa - lo ha ribadito anche ieri - nell’elenco dei candidati della lista Emilia Romagna Civica, alleata di Stefano Bonaccini, ad invalidare il voto regionale.
Il risultato elettorale colto dallo stesso Pincelli (14 preferenze a Ferrara, 20 complessivamente in provincia) non va ad incidere infatti sull’esito dello spoglio e sulla maggioranza uscita dalle urne rendendo la questione ininfluente dal punto di vista politico. Molto probabilmente non rischia nulla neanche la lista Emilia Romagna Civica perché la legge ammette liste con tre nomi purché sia rispettato il vincolo della rappresentanza di genere (due uomini e una donna o il contrario). La vicenda si è di fatto chiusa ieri pomeriggio, quando l’Ufficio elettorale circoscrizionale (tribunale), competente per l’ammissione delle liste e il controllo sull’esito del voto, ha confermato di non aver rinvenuto «dichiarazioni di accettazione della candidatura a firma Aristide Pincelli», confermando le affermazioni rilasciate domenica alla ‘Nuova’ dallo stesso Pincelli. «Fatta salva ogni iniziativa a propria tutela da parte di eventuali interessati - scrive l’Ufficio elettorale circoscrizionale - si rileva che alla stregua delle notizie diffuse dagli stessi organi di stampa», il caso non sembrerebbe avere «incidenza alcuna sull’esito finale del voto». A meno di improbabili denunce o di ricorsi al Tar non ci saranno quindi strascichi legali o amministrativi.
Resta la ricostruzione del fatto, che si è concretizzato nella presentazione di una lista con quattro candidature, ma senza l’accettazione di Pincelli e senza «che ne siano seguite comunicazioni o osservazioni da parte della lista o dello stesso interessato», sottolinea l’Ufficio elettorale. «Pincelli - commenta il segretario regionale di Scelta Civica, Roberto Orlandi - ha dato la sua disponibilità ma poi l’ha ritirata, il suo nome avrebbe dovuto essere espunto dal cartellone dei candidati». Pincelli conferma la versione e aggiunge un particolare: «Quando mi hanno consegnato la documentazione ho visto che nella presentazione della lista non figurava nessun cenno a ‘Scelta Civica’, di cui sono segretario provinciale, allora ho deciso di rinunciare. In quegli stessi giorni ho ricevuto l’incarico di curatore della Tecopress, ulteriore motivo per non accettare». Delusissimo, ora confessa: «Ho votato scheda bianca». Sergio Mazzini, esponente del Psi provinciale, ha coordinato la raccolta delle firme della lista in provincia. Ne servivano almeno 500, «in una settimana ne abbiamo raccolte circa 700 - ricorda - ma abbiamo dovuto produrre uno sforzo veramente notevole, non avremmo potuto rifare la lista e tornare a raccogliere le firme a due-tre giorni dalla scadenza della presentazione in tribunale. Comunque una lista con tre nominativi è regolare, bastava semplicemente escludere Pincelli dai cartelloni». (gi.ca.)
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