La Nuova Ferrara

Ferrara

cento

«La vita dentro ai Map tra salute trascurata e lavoro che non c’è»

«La vita dentro ai Map tra salute trascurata e lavoro che non c’è»

I disagi di chi abita ancora nei prefabbricati L’appello delle famiglie che attendono una casa vera

3 MINUTI DI LETTURA





CENTO. «Quella nei moduli abitativi è una vita segnata da tanti, davvero tanti disagi». Sono molti i problemi che ogni giorno, i residenti dei moduli abitativi di Cento, si trovano ad affrontare. C'è Aida che, con la famiglia, attende da mesi un'abitazione: «Una figlia asmatica appena ricoverata in ospedale, un'altra ricoverata per forte anemia a Cona, e mio marito con continui problemi e interventi ai reni. E siamo senza lavoro. Il Comune ce l'ha promesso, ma abbiamo bisogno quanto prima di una aiuto e di una casa vera. Qui, nei moduli, le condizioni di vita e di salute, stanno peggiorando di giorno in giorno». A lanciare un grido di allarme, sono anche Giuseppe Salatiello e Giuseppe Quercia: «A quasi due anni dal trasferimento nei Map, sia per i proprietari che attendono i contributi per sistemare la casa, sia per quelli che prima del sisma erano in affitto, ma ai quali i proprietari non poi hanno rinnovato il contratto di locazione, persone che oggi sono senza lavoro e che vivono con il sostegno del Comune, i moduli riservano una vita che cancella molti entusiasmi, ma non la speranza di rientrare quanto prima in “una vera casa”. Una soluzione alternativa, la stiamo aspettando da mesi, e noi stessi in prima fila ci stiamo muovendo per cercare case disponibili». Il Natale si avvicina, il secondo nei moduli abitativi, e nel villaggio Map è in arrivo a giorni un altro bebé, ma le difficoltà in queste case provvisorie sono tante: «Troppa umidità - ricordano Aida e Salvatore - ovunque vermi, moscerini, insetti e topi. I moduli poi mostrano già i segni del tempo, rotture nei tubi che fanno impennare le bollette e il fondo, sotto al pavimento in linoleum, si impregna d'acqua e si rompe. Ieri - raccontano – una signora che ha perso la casa e aveva messo in via provvisoria tutta la sua roba al modulo 20, ha trovato tutto bagnato. Piangeva dalla disperazione: a causa delle infiltrazioni dal tetto, ha perso mobili, bagnato scatoli con vestiti. Ha perso – ripeteva - le cose di una vita». Ma i Map, riferiscono i residenti, «sono a carico di chi li abita per i malfunzionamenti e le manutenzioni, mentre sono di proprietà del Comune, se si cerca di farli assomigliare ad una vera casa, costruendo davanti al modulo una recinzione in legno». Intanto, con l'arrivo della stagione fredda, iniziano anche i problemi legati al riscaldamento: «Da un lato, la necessità di tenere accese le pompe di calore per riscaldare il modulo, dall'altro il pensiero costante alle bollette dell'energia elettrica che salgono vertiginosamente». È proprio chi vive questi disagi che sta aspettando una risposta, una chiamata dal Comune: «Una telefonata che tarda ad arrivare. I Servizi sociali tentano con enorme sforzo di dare soluzioni, che tuttavia continuano a svanire: i proprietari non accettano le condizioni proposte da Acer, salta il contratto e le speranze se ne vanno. Eppure - ribadiscono le famiglie di via Enrico De Nicola - i soldi messi a disposizione della procedura del terremoto per nuove abitazioni in affitto per chi ha perso casa a causa del sisma, ci sono. E le famiglie da sistemare, considerando i Map, sono una trentina».

Beatrice Barberini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google