Violenza alle donne Con le scarpe rosse un no sullo scalone
Tante iniziative ieri a Ferrara su un grave tema sociale Spettacoli, mostre, flash mob per dire no ai soprusi
La marcia silenziosa delle scarpe rosse è rimasta sullo scalone del palazzo municipale per tutta la giornata di ieri, simbolo ormai tradizionale della lotta al femminicidio e alla violenza di genere.
Una fila muta e ordinata di calzature di ogni genere; alla moda, consumate, vecchie e nuove, perché la violenza non ha ceto sociale nè età, e anche nel nostro “civile” occidente, almeno una donna su tre è obbligata nel corso della propria vita ad indossare le scarpe rosse della paura, della vergogna, del sangue e della morte. Molte sono state le iniziative, durante la giornata di ieri, dedicata in tutto il mondo all'eliminazione della violenza sulle donne.
Già a partire dalla mattina, la città si è svegliata con lo spettacolo svoltosi alla Sala Estense, proprio pochi metri sotto l'installazione di scarpe rosse curata da Udi, ML..Io non ho paura, un musical che mescola i linguaggi di danza, musica e recitazione per sensibilizzare i ragazzi delle scuole superiori e insegnare loro la convivenza civile, promotore di un mondo ideale senza sopraffazione del maschile sul femminile.
«Quest'anno abbiamo accolto con piacere la proposta dell'assessorato alle pari opportunità - ha dichiarato Liviana Zagagnoni, presidente dell'Udi - dall'inizio dello scalone fino all'entrata in Comune abbiamo allestito la nostra installazione, e posso affermare con piacere che ho visto fermarsi e informarsi molti cittadini. Abbiamo attirato l'attenzione anche di chi non sapeva di questa iniziativa, è il nostro modo per sottolineare che questa giornata non deve essere solo approfondimento, ma soprattutto un momento di ricordo del dramma vissuto da tutte le donne che ogni giorno lasciano vuote quelle calzature».
Un ricordo che intreccia diversi metodi comunicativi ed espressioni artistiche, dai più consueti ai più innovativi: ha riscosso parecchio successo, ad esempio, il flashmob organizzato nella Galleria Matteotti, anch'esso un segno di protesta e solidarietà con le vittime. La violenza contro le donne ha molte facce, che bisogna saper riconoscere e denunciare, dalla storia negata e dimenticata delle donne agli stereotipi e ai pregiudizi che conducono alla discriminazione e alla violenza fisica, psicologica, economica e sociale: non soltanto una giornata, quindi, ma una vera e propria impostazione mentale da adottare tutto l'anno, per combattere una cultura ancora troppo caratterizzata da sessismo e patriarcato.
Irene Lodi
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