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Fabbri rimane l'anti-Bonaccini

Il leghista: scelgo il consiglio regioinale, addio a Bondeno

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Alan Fabbri sarà il punto di riferimento del folto gruppo di consiglieri regionali leghisti e, di conseguenza, dell’intera opposizione a Stefano Bonaccini. Il ruolo, che ha precedente solo parziale per un ferrarese in Giorgio Dragotto (Fi), se lo è scelto ieri lo stesso sindaco di Bondeno, dichiarando di voler accettare la carica di consigliere regionale e inviando automaticamente la sua città alle urne in primavera. Le due cariche sono infatti incompatibili, quindi non appena Fabbri effettuerà la formale accettazione di carica (al primo consiglio regionale), decadrà automaticamente da sindaco.

La scelta di Fabbri è stata in qualche modo forzata dai risultati oltre i pronostici: 9 consiglieri regionali leghisti, oltre il 40% di consensi in provincia di Ferrara, Carroccio al 26,2%. «Con le ultime elezioni i cittadini hanno dato un segnale fortissimo, chiedendo alla Lega di contare - ha messo per iscritto lo stesso sindaco bondenese - Questi voti significano onore e responsabilità e io non disattenderò questo impegno. Ringrazio la nostra gente e la rappresenterò in Regione. Il muro del Pd è caduto, questa è una nuova Berlino».

Fabbri entra anche nel merito dell’addio a Bondeno, «una decisione sofferta e combattuta ma condivisa con i miei concittadini» scrive, forse con riferimento al mandato ottenuto dai votanti di domenica. «Incidere oggi vuol dire fare il grande passo - è la conclusione di Fabbri - La Regione è per le aree del cratere (e oltre) il centro della burocrazia, il luogo dove fare le riforme vere, dove snellire le procedure. Mi preparo a questo passo con la determinazione di vuole condurre un’opposizione inflessibile per tutelare i diritti della nostra gente. Con la Lega, questa volta, si cambia davvero».

Fabbri può contare sull’appoggio pieno di Salvini, che è certamente soddisfatto dell’investimento fatto in campagna elettorale su di lui, ma dovrà anzitutto compattare il gruppo leghista, visto che la pattuglia romagnola è tentata da alleanze trasversali in prospettiva autonomista. Il dialogo con il resto dell’opposizione non si preannuncia facile, visti gli scarsi entusiasmi forzisti per i toni della campagna della Lega, e il gelo con gli M5S: fatico a dire se ci sono punti in contatto, non li ho mai visti in campagna elettorale, ha avuto modo di sottolineare a caldo Fabbri. Di sicuro le battaglie sul cratere del terremoto, sulla burocrazia e sull’accesso ai servizi, tra emiliani e non, saranno al centro della sua azione politica. Da verificare come si sostanzierà la promessa reciproca di collaborazione istituzionale, tra lui e Bonaccini, saldata con la chiamata a campagna elettorale conclusa.

Resta da capire cosa succederà a Bondeno. L’addio di Fabbri, anche se può suonare strano, ha effettivamente colto di sorpresa l’establisment del sindaco e della sua alleanza, perché in molti continuavano a sperare in una sua rinuncia per correre, magari, verso un Parlamento dove l’incompatibilità non c’è. La successione non è stata preparata, tanto che, oltre agli attuali membri di giunta, all’ex Luca Pancaldi e al segretario leghista Fabio Bergamini, si parla anche del ritorno dell’ex Davide Verri. L’importante, ora, è però evitare il commissariamento.

Stefano Ciervo

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