Prestanome e dumping: quando la concorrenza è tossica
Trasporti, logistica e facchinaggio settori a rischio di infiltrazione malavitosa Roverati (Cgil): con lo sfruttamento del lavoro aziende regolari fuori mercato
Un settore che dire opaco è poco, esposto a una logica concorrenziale selvaggia e a infiltrazioni mafiose sempre più preoccupanti. Trasporti, logistica, facchinaggio: un dedalo spesso difficile anche solo da avvicinare per i sindacati tradizionali, pure se un ciclo di lotte importante guidato da realtà di base e auto-organizzate è cresciuto negli ultimi tempi, vedi l’esempio della Mirror di Sant’Agostino.
Se n’è parlato ieri in Castello in un convegno della Filt-Cgil. «Ferrara non è esente – spiega il segretario provinciale Luca Roverati – dal fenomeno delle infiltrazioni malavitose in un settore che è terreno fertile. Ci si avvale di cooperative spurie, spesso con prestanome extracomunitari introvabili. Un danno economico e contributivo molto rilevante. Il problema è anche della committenza, verso cui va fatta un’azione forte di coinvolgimento». A rimetterci sono i lavoratori, nelle cui fila aumentano gli stranieri, «persone sottoposte a orari massacranti e a stipendi mai regolari, oltre che a ricatti: vivono nella paura e non si rivolgono al sindacato», sottolinea Roverati. C’è poi la concorrenza a danno delle realtà aziendali che rispettano le regole: «Il ruolo primario della cooperazione, solidaristico e distributivo, ha lasciato il campo alla finanziarizzazione. La frammentazione associativa è grande: solo un quarto delle realtà sul mercato aderisce alle maggiori centrali cooperative». Il dumping è senza sconti, la contrattazione collettiva è continuamente bypassata, i contratti cosiddetti “multiservizi” mettono pulizie e logistica nello stesso calderone. L’assessore comunale alle attività produttive, Caterina Ferri, ricorda il protocollo sugli appalti pubblici in vigore dal 2012 e la legge regionale da poco adottata: «Va implementata con risultati concreti, ma si ha la sensazione di andare al fronte con una scatola di aspirine». Tra gli strumenti messi in campo dalle amministrazioni «esiste dal 2012 in Provincia un Protocollo Appalti», bisogna però fare in modo di «non disperdere questo utile strumento».
Silvia Borelli, ricercatrice Unife, sottolinea le criticità collegate alla responsabilità solidale del committente, trattandosi di «una norma facilmente aggirabile», inoltre tale normativa non trova applicazione ad esempio negli appalti pubblici. Altro problema è la frammentazione dei contratti collettivi che determina una concorrenza sui contratti. Livio Caravita (Legacoop Ferrara) guarda oltre e prevede per «le coop "serie" che occupano prevalentemente lavoratori ferraresi, se le cose non cambiano, un destino infausto. Fette di mercato vengono rubate da soggetti disonesti». Tappa importante «l'ultimo contratto collettivo sottoscritto dalla cooperazione nel 2011» che «individuava il cammino per combattere cooperazione spuria e contratti pirata«. C’è anche Unindustria, rappresentata da Carlo Carnielli. «Molte imprese nostre associate – sostiene – sono tentate dal servirsi di coop spurie che offrono servizi da 12 euro l’ora. Come fanno a stare sul mercato? Facile: imbrogliano. Comunque il committente è responsabile dell’intera filiera, non esiste più il “dare fuori”. Però non dobbiamo demonizzare gli appalti: ce ne sono di buoni e di cattivi. Per il sindacato poi il subappalto è la morte nera: non facciamo questa equazione».
Fabio Terminali
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