Dopo terremoto: inchiesta bis per Ursa, due nuovi indagati
Giustizia più lenta della ricostruzione: parte la seconda tranche per la morte di un operaio, la prossima settimana si chiude la prima
FERRARA. E adesso ci sarà una inchiesta bis per Ursa. Perchè a due anni e mezzo dal terremoto del maggio 2012, la prima inchiesta aperta dalla procura per il crollo nell’azienda di Stellata di Bondeno in cui morì un giovane operaio, Tarik Naouch, è ormai giunta al termine, mentre la seconda, la bis, partirà subito dopo. Per la settimana prossima, 10 dicembre, è fissata l’udienza davanti al gup Piera Tassoni che dovrà decidere sul rinvio a giudizio chiesto dal pm Nicola Proto per il progettista dei capannoni Pierantonio Cerini di Arezzo e il collaudatore dell’opera, l’ingegnere Mauro Monti, oggi massimo dirigente tecnico della provincia di Ferrara. Lo stesso giudice Tassoni dovrà valutare anche se accogliere o meno la richiesta di proscioglimento che la procura ha proposto per gli altri primi due indagati, il direttore dei lavori Franco Mantero e il costruttore del capannone Simonello Marchesini della Stimet di Arezzo. Questa sarà la prima, parziale, verità sulla tragedia del giovane operaio morto.
L’altro pezzo di verità dovrà uscire dall’inchiesta bis, che - da quanto si apprende e dagli automatismi degli atti giudiziari finora compiuti -, vede due nuovi indagati, per i quali la procura aveva chiesto la trasmissione degli atti sulla base degli elementi raccolti all’udienza preliminare: i due indagati potrebbero essere il costruttore e progettista della trave prefabbricata che, non armata, cedette per la scossa del terremoto e con effetto domino fece crollare la copertura del capannone, sotto il quale stava lavorando il giovane operaio.
L’inchiesta bis, dunque verrà stralciata da quella principale, andrà avanti in modo autonomo, e dovrà chiarire tutti i dubbi emersi nel supplemento di indagine tecnica che si è svolto davanti al giudice Tassoni. Come si ricorda, l’indagine della procura partì poco dopo la tragedia e mise in luce presunte responsabilità di tecnici e progettisti: poi, strada facendo, la parte civile - legale e consulenti della famiglia del ragazzo morto (l’avvocato Claudia Tassinari e il professor Mazzolani e l 'ingegner Formisano dell'Università di Napoli) - ha proposto come causa del crollo, il difetto (o la progettazione non adeguata) di una trave finita solo dopo la loro sollecitazione sotto la lente di ingrandimento della procura. Quella trave, secondo i rilievi, si presentava senza armatura nel punto di appoggio con i piloni: sollecitata dalla scossa del terremoto, questo diventò il punto di rottura che innescò il crollo.
