Agitazione nei trasporti «No alle cessioni a privati»
I sindacati contro la proposta di trasferire 40 autisti Tper da Ferrara a Bologna «Perché cedere milioni di chilometri se la domanda di servizio pubblico cresce?»
I sindacati dei trasporti hanno dichiarato in maniera unitaria lo stato di preoccupazione e agitazione: se nelle prossime ore l'amministrazione non risponderà alla loro richiesta di incontro, verranno presi provvedimenti.
È il primo dato che emerge dall'incontro di ieri pomeriggio nella sede degli autisti del trasporto pubblico ferrarese. All'appuntamento, oltre ai rappresentanti di tutte le sigle sindacali, ha partecipato anche un nutrito e accorato numero di lavoratori, preoccupati dall'annuncio di Tper che ha dichiarato di non essere intenzionata a sottoscrivere l'accordo con l'Agenzia di mobilità, per ottenere una proroga della validità della gara sul bacino Ferrara fino al 2019, se prima non sarà attivato il trasferimento di 40 autisti da Ferrara a Bologna con un verbale siglato anche dai sindacati.
Questa manovra sarebbe necessaria per risparmiare risorse tali da contenere i costi fino al pareggio di bilancio sul bacino di Ferrara. «Secondo Tper la soluzione per risolvere una situazione di deficit sarebbe quella di tagliare una quota di servizio pubblico e darla in mano ai privati ma così facendo - afferma Gianni Cremonini, Usb - non si mette in gioco “solo” la validità del trasporto offerto ai cittadini, si mettono in gioco anche il lavoro, gli stipendi e le famiglie di tanti autisti». Le radici dei problemi con cui ci si sta scontrando avrebbero, secondo i sindacati, radici ben più profonde: la crisi è il risultato di scelte politiche sbagliate che perdurano da anni, dalla fusione del 2009.
«Abbiamo chiesto un incontro con amministrazione comunale, Agenzia di mobilità e azienda perché - spiega Giuseppe Iovino, Faisa Cisal - vogliamo capire a chi appartiene questa volontà. L'idea del trasferimento è una scelta di Ferrara o è una scelta aziendale? In ogni caso non siamo disposti a intavolare nessun tipo di trattativa, da qui i lavoratori non si muoveranno».
E allora la domanda che gli addetti ai lavori si fanno, e alla quale si danno anche la risposta, è: perché cedere un milione di chilometri alle aziende private? Perché i privati sono disposti a lavorare a salari inferiori. «Gli autisti del trasporto pubblico hanno sempre fatto il loro dovere e - aggiunge Sandro Scodeggio, Filt Cgil - non ci sta bene dover sottostare a una legge di mercato che crea precarietà e posti di lavoro sottopagati».
Le proposte per contrastare il deficit sono state fatte e verranno ribadite; tra queste c'è quella di lavorare sulle infrastrutture (ad esempio le corsie preferenziali) per ridurre i tempi di attesa, migliorare il servizio e incentivare gli utenti. Più utenti più biglietti più soldi. «La domanda nei confronti del trasporto pubblico è in aumento e qui si sta parlando di ridurre il servizio. Allora si vuole andare verso il baratro. Se - continua Gianluca Neri, Uil trasporti - si vuole che tutto vada in mano ai privati lo si deve dire chiaramente». Insomma il nodo centrale è trovare soluzioni alternative perché i sindacati faranno di tutto perché nessuno da Ferrara venga “espatriato"” a Bologna.
Samuele Govoni
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