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politica e sprechi

«Noi a caccia di poltrone? Ci danno quattro soldi»

«Noi a caccia di poltrone? Ci danno quattro soldi»

Ieri tutti invitati all’Istituto Vergani per l’incontro con i neo-eletti e le autorità. Tante lamentele e un coro: i veri tagli bisogna farli nelle Regioni e nello Stato

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«Spiegatemi dov’è la furbata - domanda Piero Lodi, sindaco di Cento al suo primo mandato mentre accompagna ogni parola con un sorriso sornione - da quando sono sindaco, in famiglia passo la metà del tempo rispetto a prima e lo stipendio è più leggero di un terzo». Il tema che gli ha ispirato l’amaro commento campeggia da qualche giorno sulle pagine della ‘Nuova Ferrara’. In sintesi sprechi e potere nella seconda o terza vita amministrativa dell’ex sindaco o dell’ex assessore di turno. L’inchiesta del giornale ha evidenziato travasi dalla politica già uscita o espulsa dal ‘giro’ negli uffici di vertice e nei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche locali ma anche un calo, più o meno generalizzato, di compensi e incarichi per privilegiati e paracadutati.

Loro, i sindaci, hanno seguito ogni puntata, ma non ci stanno proprio a passare per divoratori di pubbliche risorse e per commensali della grande mangiatoia. Ieri erano riuniti assieme ai neo-eletti in Regione, al prefetto Michele Tortora e al questore Orazio D’Anna nella sede dell’Istituto Vergani, a Ferrara, invitati dalla preside Roberta Monti. Pranzo dicembrino o di Natale. Ma poca voglia di liquidare l’argomento con sufficienza. Perchè se la mangiatoia c’è non sta dentro le stanze dei municipi, hanno detto tutti, ma a Bologna o a Roma. Eppure, se Lodi è quasi a un passo dal pronunciare il più classico dei “Chi me l’ha fatto fare?” affiancato da più di un collega in carica, allora viene da chiedersi perché nelle ultime amministrative a Ferrara si sono presentati addirittura otto candidati, cinque a Bondeno e Lagosanto, quattro ad Argenta, Copparo e Fiscaglia. Insomma i candidati non mancano mai.

Cosa cercano? A sentire gli eletti che oggi amministrano i comuni della provincia il loro (primo) obiettivo non sono i soldi e la tranquillità economica, ma l’esperienza e competenza amministrativa che si accumula negli anni del mandato. E poi c’è la visibilità pubblica e i contatti che possono rivelarsi utilissimi se si incontra il treno giusto al momento giusto. Se scatta la coincidenza magica da un municipio periferico si può fare il salto fino in Regione o in parlamento, magari con qualche passaggio intermedio e qualche buona carta da giocare.

Gianni Michele Padovani, sindaco di Mesola (Psi), sa benissimo che il suo predecessore, Lorenzo Marchesini, è uscito dal Comune ed è entrato a stipendio pieno in Delta 2000, dove fino a quando era sindaco non ha percepito indennità per evitare cumuli di compensi. Niente difese d’ufficio, «ma se c’è da premiare esperienza e competenza, magari anche la passione dimostrata nell’esercitare le proprie funzioni - dice - perché il sindaco non può andare ad amministrare un’azienda?».

Nicola Rossi (Pd), primo cittadino di Copparo, porta sul tavolo un altro esempio: «Il mio Comune è socio di maggioranza di Area e Cadf. Quando è stato rinnovato il consiglio di amministrazione del Cadf non abbiamo nominato un ex sindaco, ma l’architetto Cristiano Bertelli». Che farà Rossi dopo il mandato? «Io un lavoro ce l’ho, non mi aspetto di essere ‘soccorso’ da nessuno nel 2019 - rivendica - Se bisogna ridurre i costi alzate lo sguardo verso le Regioni o il parlamento».

Il collega Andrea Marchi (Pd), che governa il territorio di Ostellato, si fa i conti in tasca: «Io prendo 1952 euro netti al mese senza tredicesima, come sindaco ho delle responsabilità importanti e credo che chi ha dimostrato capacità e competenza nelle sue funzioni non debba necessariamente essere escluso da incarichi pubblici solo perché è stato un sindaco. Cosa farò dopo? Sono entrato all’Inail nel 2001 con un concorso pubblico e dal 2009 sono in aspettativa».

Fabrizio Toselli, sindaco di Sant’Agostino, ha intersecato durante il mandato la tragedia del terremoto nell’Alto Ferrarese. «Penso che possa essere utile quello che ho imparato in questi anni e non solo a me - rimarca - I ‘paracadutati’ non arrivano certo dal mio partito (Forza Italia) che non è maggioranza in questa provincia e Regione. Comunque non sarò un riciclato: lavoravo prima di entrare in politica (assicurazioni, fotovoltaico), tornerò a lavorare fuori dal Comune con un’esperienza in più».

Barbara Paron, sindaco renziano di Vigarano, non tralascia il ‘carico’ di genere. «Faccio il sindaco, sì, ma ho anche un secondo ‘lavoro’ non retribuito: la famiglia. Spesso la donna, poco rappresentata negli uffici che contano, deve dividersi fra più responsabilità. Il mio precedessore, Daniele Palombo, ora è presidente dell’Acer, penso che chi ha ben amministrato possa ancora mettersi al servizio dei cittadini. Dove sono gli sprechi? Provate a cercare tra gli stipendi dei grandi dirigenti, su questo c’è da fare qualche riflessione».

«Prendo 1570 euro netti al mese per 12 mesi - puntualizza Dario Barbieri (Pd), sindaco di Tresigallo - e verso 450 euro l’anno per l’assicurazione. Chi ha il coraggio di dire che mi pagano troppo? Sono un dipendente del Comune di Ferrara, a mandato concluso rientrerò in ufficio. A Renzi dico: tagli i grandi stipendi, lì ci sono gli sprechi non qui. La mia previsione è che se si continua così saranno disoccupati e pensionati i sindaci di domani».

Marco Pettazzoni, leghista, planato da Cento in Regione non si stupisce che l’ente di cui è diventato consigliere oggi sia nel mirino. «Qualcosa è stato fatto - argomenta - sono stati eliminati i vitalizi, ma non basta. Noi siamo qui per ridare dignità alla politica ma i tagli più grossi vanno fatti nelle Regioni e nello Stato. I sindaci sono eroi, ci mettono la faccia e chi è bravo può svolgere altri incarichi».

«Io lavoravo in Provincia - ricorda Elisa Trombin (civica), sindaco di Jolanda - e tornerò lì. Oggi ho un mensile di 1500 euro netti, è troppo? Le forbici bisogna usarle a Roma». Lo stipendio di Nicola Minarelli (Pd), sindaco di Portomaggiore, è di 2mila euro netti al mese. «Lo sappiamo tutti dove si mangia davvero - sottolinea - Regioni e parlamento. Nella politica locale il dimagrimento c’è stato e chi svolge più incarichi non percepisce doppio o triplo stipendio».

Piero Lodi (Cento è il secondo comune della provincia per popolazione) arriva a 2200 euro netti al mese. Anche lui è convinto che «la competenza va valorizzata. I soldi? Con gli stipendi di alcuni funzionari del parlamento si pagano decine di sindaci. Mi fermo qui?». «Niente pregiudizi - conclude Marcella Zappaterra, neo-consigliera regionale Pd - chi vale può restare nel pubblico. I tagli veri vanno fatti a Roma». Nelle Regioni no? «Beh, anche lì ci sono dei margini di efficienza da recuperare».

Gioele Caccia