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Nonno ancora a processo.Il nipote sarà interrogato

Nonno ancora a processo.Il nipote sarà interrogato

Maltrattamenti da troppo amore: i giudici bocciano le condanne dei parenti. E ordinano di ascoltare il ragazzo: «La sua testimonianza né inutile né superflua»

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E’ un caso giudiziario, e non solo, che ha fatto il giro del mondo, ripreso negli anni dal Guardian di Londra e dall’agenzia Reuters. E ora, dopo i processi che videro la condanna della famiglia di un ragazzo per maltrattamenti, dovuti all’eccesso di protezione e di un «amore malato» - dissero altri giudici -, tutto si dovrà rifare con un nuovo processo in appello, a Bologna.

La Corte di Cassazione all’inizio di novembre annullò tutte le condanne, di nonno, nonna e madre del ragazzo «iperprotetto»: ora si sa perchè la Corte ha deciso in tal senso, indicando che hanno sbagliato i giudici che si sono susseguiti in questa vicenda (il caso va avanti ormai da oltre 10 anni) poichè avrebbero dovuto, per completezza del loro giudizio, ascoltare le ragioni del soggetto principale, la vittima del presunto reato, il ragazzo stesso. I giudici della sesta sezione della Cassazione spiegano nella motivazione che il processo si dovrà rifare solo per questo motivo: ascoltando il ragazzo «maltrattato» per troppo amore, che secondo la difesa della sua famiglia (rappresentata dallo studio Bolognesi), vittima non è, e non lo è mai stata, visto che lui stesso ha accettato la situazione in cui vive.

D’altronde era partita proprio dal legale ferrarese la richiesta alla Cassazione di annullare la sentenza di condanna per questo motivo: perchè i giudici - nonostante fosse stato richiesto dalla stessa difesa - non ritennero di dover ascoltare il ragazzo al centro di questa contesa giudiziaria. Ragazzo che fin da piccolo è vissuto con la famiglia dei nonni e la mamma dopo la separazione con il padre. I giudici degli altri processi avevano ritenuto «superflua ed inutile» la testimonianza del ragazzo, perchè troppo condizionato dai suoi «maltrattatori» familiari. Ma la Cassazione scrive che «la situazione di possibile condizionamento psicologico del ragazzo ad opera dei congiunti imputati e l’intensità dei legami familiari con essi non potevano costituire di per sè motivo per ritenere inutile e dunque superflua ed irrilevante la testimonianza del minore». La sua testimonianza, ora, diventa utile e fondamentale. I giudici della Corte d’appello dovranno rifare il processo solo su questo punto.

E sarà un bel processo, finalmente, che chiarirà tutto. (d.p.)