Negrini cresce nonostante la crisi e punta all’export
RENAZZO. In un momento di difficoltà dove tanti settori mostrano i segni della crisi, la Negrini (fondata a Bologna nel 1945 dal Cav. Angelo Negrini) opera dal 1955 nel settore agroalimentare tiene...
RENAZZO. In un momento di difficoltà dove tanti settori mostrano i segni della crisi, la Negrini (fondata a Bologna nel 1945 dal Cav. Angelo Negrini) opera dal 1955 nel settore agroalimentare tiene il passo e guarda al futuro con ottimismo. Settanta dipendenti, ed una rete di vendita che comprende 80 agenti e 6 area manager, una capacità produttiva di cinquemila tonnellate l’anno per un fatturato di 20 milioni di euro (il 40% viene dall’export dove Negrini è leader in vari Paesi soprattutto in Spagna e Portogallo dove è stata creata una società da hoc che fa capo a Nicoletta Negrini che si occupa della distribuzione di altri prodotti del made in Italy dal vino al formaggio. Oltre a Negrini gli altri marchi commerciali sono Bonfatti (un salumificio di Ferrara rilevato qualche anno fa), Con questo marchio vengono promozionati prodotti la mortadella classica presidio Slow Food, la coppa di testa ad esempio e poi Gianni Negrini in cucina, ovvero piatti pronti «che rappresentano la nuova frontiera» come ha affermato Carlo Negrini figlio del Cavalier Gianni che all’età di 81 anni ne è il presidente ed è ancora saldamente in sella. Da sempre fiore all’occhiello della ditta Negrini è la mortadella in ogni sua massima espressione: dal tradizionale salame rosa alla mortadella Bologna igp prodotta con carni provenienti da suini pesanti italiani, dalla mortadella Classica prodotta secondo il disciplinare di produzione Slow Food, alla mortadella di altissima qualità Gloriosa. La mortadella costituisce il 30% el fatturato seguono i prosciutti cotti e i salami con il (20%), i prosciutti stagionati che provengono da un prosciuttificio collegato di San Daniele del Friuli con il 15%, i piatti pronti 10% e le pancette che chiudono la classifica con il 5%. I canali distributivi sono il 30% la distribuzione tradizionale, il 25% la grande distribuzione, il 40% estero e il 5% industria. «Il futuro è nei prodotti preparati preaffettati e precucinati - spiega il Cav. Negrini durante una visita agli impianti di produzione riservata ai giornalisti Arga - cerchiamo di farli bene, sani e gradevoli. La crisi dei consumi si fa sentire. Cerchiamo quindi di trovare nuovi mercati».(m.bar.)
