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"Manager nelle aziende al posto di politici? Costano di più"

Tagliani dopo le inchieste della Nuova: oggi in Comune si spendono 300mila euro in meno, ma è assurdo dire a un ex sindaco: dopo 10 anni a tempo pieno trovati in lavoro


05 dicembre 2014


Tiziano Tagliani non sarà tra i sindaci con necessità di collocazione, nel 2019, a giudicare almeno da quanto si è lasciato sfuggire qualche volta, a proposito dei guadagni persi in questi anni per aver dovuto trascurare il suo studio legale. La questione delle poltrone distribuite agli ex amministratori, comunque, lo coinvolge in quanto dominus delle nomine ferraresi (è anche presidente della Provincia) e figura di primo piano del Pd. E in questa doppia veste di risposte da dare ne ha parecchie.

Partiamo dal suo lavoro di questi anni: com’era la situazione-poltrone in Comune quando lei è arrivato e com’è oggi, cinque anni dopo?

«Certe società sono proprio sparite: Parkagri (con gli agricoltori), LC locazioni Ferrara (con Acer), Agea Reti srl. Il Consorzio provinciale di formazione è in liquidazione al 31 dicembre, i 19 dipendenti vengono assorbiti tra gli enti di formazione che ne proseguono i corsi. Alcuni consigli di amministrazione sono scomparsi, come Società di trasformazione urbana, Amsefc (nella tabella tra parentesi i pagamenti non conteggiabili, ndr), Ferrara Tua, Acosea Impianti, Ferrara Musica, Ferrara Arte, Istituziona Scuola; il Teatro Comunale non dà gettoni. Tutte le altre società sono retti da un amministratore unico: vedi la Holding che da 5 consiglieri più un direttore è passata ad un amministratore».

Sì, però proprio di recente è stata sdoppiata la poltrona: un presidente, Francesco Badia, e un direttore, l’ex ad Paolo Paramucchi. Era indispensabile?

«Badia è appena arrivato, non sa di contratti, posizioni dei dipendenti, pregresso. Inoltre il precedente doppio incarico, a Paramucchi, aveva dato qualche problemino».

Quali sono i risparmi conteggiati?

«Nel 2008 si spendevano 310mila euro nelle società controllate, alle quali vanno aggiunti Teatro Comunale, 53.800 euro nel 2008 più 3.400 di gettoni; Istituzione scuola, da 45mila euro a zero, a causa di una legge per la verità; e il Cfp da 27.808 a zero. Oggi siamo a 120mila euro, con 7 poltrone, con Sipro passato da 89mila a 51mila euro».

Perché non si procede alla vendita di società e alla messa a gara dei servizi, come anche la sua giunta aveva programmato?

«Volevamo vendere il verde pubblico, ma la normativa è cambiata. Ora c’è il rapporto Cottarelli che suggerisce incentivi per dismettere società non indispensabili allo svolgimento del pubblico servizio: aspettiamo gli incentivi, appunto. Ferrara Tua, Amsef e Afm? Bisogna studiare i costi-benefici: se le farmacie collaborano alle campagne dell’amministrazione, e Ferrara Tua ci mette a disposizione gratis le piazzole per le manifestazioni, a differenza dei privati, questi sono elementi da valutare. Risparmi sulle poltrone non ce ne sarebbero, se non per Afm»

E veniamo alle fresche nomine. Due ex sindaci, Parisini e Marchesini, a Ferrara Fiere e Delta 2000. Motivo?

«A Ferrara Fiere c’era bisogno di un cambiamento, dopo tanti anni, anche se Nicola Zanardi diventa consigliere delegato. Ho in programma una forte sinergia tra Sipro e Fiere, lavorando tra l’altro al ritorno di una grande fiera frutticola, incentrata sulla pera, e su questi aspetti la professionalità di Parisini, che era impegnato in Coldiretti e Slow Food, è mportante. Marchesini è un avvocato e ha il gradimento dei soci ravennati e dei privati».

Che dire di società regionali come Acer o Fer, i cui vertici sono indicati da Ferrara?

«In Regione mi sono occupato prevalentemente di sanità».

É giusto o no dire: dopo dieci anni da sindaco a tempo pieno devi trovarti un lavoro?

«No, lo trovo assurdo. O ci affidiamo al totocalcio e alle estrazioni del lotto, o proviamo a guardare alle professionalità di questi amministratori. Del resto se vogliamo manager nelle società, dobbiamo spendere molto di più di oggi. Discorso diverso per i dirigenti che, in certi casi, nel pubblico prendono molto bene».

Quindi non ha nulla da imputare alla politica?

«La politica in certi contesti se ne approfitta, ma se uno fa bene il suo lavoro, bisogna tenerlo e pagarlo. E poi misurarlo sui risultati: le nostre aziende hanno conti in ordine e tariffe non in aumento».

Stefano Ciervo

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