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Referendum al call center: vendita o telecontrollo

La Cgil contro l’accordo Telecom appoggiato da Cisl e Uil: è un’altra Pomigliano. In gioco anche la sede di Ferrara con 26 addetti che rischiano il trasferimento

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Un referendum tra i lavoratori del call center Telecom per scegliere tra due alternative: la societarizzazione, cioè la vendita ad esterni, o l’aumento di produttività attraverso il controllo a distanza del lavoro. «È un po’ come la Fiat a Pomigliano, con in più il fatto che il controllo a distanza del lavoro è una delle componenti del Jobs Act, contro il quale scioperiamo il 12 dicembre assieme a chi, in questa vertenza, sta dall’altra parte» è il commento sulfureo di Glauco Melandri, segretario Slc Cgil. L’affondo, oltre che a Telecom, è rivolto a Cisl e Uil, che appunto hanno promosso la consultazione dei lavoratori del 17 e 18 dicembre, che riguarda anche il call center 187 di via Cairoli, dove lavorano 26 persone. Nel piano Telecom del marzo 2013 era prevista la chiusura della sede di Ferrara, con trasferimento dei dipendenti a Bologna oppure al telelavoro, e i sindacati locali, a differenza di quelli nazionali, si erano opposti, chiedendo di attendere una verifica sui costi.

Nell’aprile scorso si è quindi andati a riconteggiare i 60 milioni risparmiati con le prime esternalizzazioni, e la stessa Telecom ha preso atto che in via Cairoli avrebbe comunque dovuto rimanere il permutatore, necessario al servizio, e quindi i costi sarebbero sostanzialmente rimasti invariati. Di qui si è arrivati, al tavolo nazionale, a proporre la chiusura delle sole sedi a distanza di oltre quaranta chilometri da altri siti Telecom. «L’azienda, però, a questo punto ha rilanciato chiedendo di aumentare la produttività attraverso il controllo a distanza degli addetti, con registrazione e conservazione delle telefonate: inaccettabile per noi - è la ricostruzione di Melandri - ma Cisl e Uil la pensavano diversamente e hanno proposto il referendum che noi, nell’assemblea ferrarese del 16 dicembre, chiederemo di disertare».

Diversa la versione del segretario regionale della Uilcom-Uil, Giuseppe Rossi, «siamo favorevoli all’accordo che evita l’esternalizzazione di 700 lavoratori dei call center Telecom di Bologna e dell’Emilia Romagna, ed evita la chiusura delle sedi di Piacenza e Ferrara». Rossi non cita esplicitamente il controllo a distanza, «l’accordo prevede una serie di strumenti per arrivare ad una migliore produttività con tutta una serie di garanzie a tutela della sicurezza e della dignità dei lavoratori. Sinceramente non capiamo la posizione della Slc-Cgil». (s.c.)

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