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Sgarbi, mostra bolognese con querel(l)e ferraresi

Nel mirino del critico d’arte anche i vertici della Pinacoteca, Ciammitti e Stanzani Denunciate insieme agli altri 130 firmatari dell’appello di Italia Nostra

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Ferraresi contro, nel nome dell’arte. Ci sono anche Luisa Ciammitti e Anna Stanzani, rispettivamente ex e attuale direttore della Pinacoteca nazionale di Ferrara, tra i 130 firmatari dell’appello rivolto dalla sezione bolognese di Italia Nostra al ministro Dario Franceschini affinché blocchi la mostra “Da Cimabue a Morandi” curata da Vittorio Sgarbi. Il critico d’arte di Ro Ferrarese non ha gradito affatto, promettendo e mantenendo una pioggia di querele: al presidente della sezione felsinea di Italia Nostra, Daniele Benati, e ai 130 firmatari dell’appello, tra cui Ciammitti e Stanzani. «Se vogliono la guerra, eccomi», ha dichiarato Sgarbi ai suoi “nemici”. Che, beninteso, all’inaugurazione non saranno invitati e, se vorranno vedere la mostra «dovranno pagarsi il biglietto». In effetti Italia Nostra non ha fatto ricorso a giri di parole nell’attaccare l’esposizione in programma dal 14 febbraio a Palazzo Fava, una mostra «priva di alcun disegno storico e della benchè minima motivazione scientifica», scrivono, nonché «un insulto alle opere trattate da soprammobili; all’intelligenza del pubblico; alla memoria di Longhi e Arcangeli (cui la mostra è dedicata, ndr) e naturalmente un attacco ai musei con la colpevole connivenza di chi li dirige». Sotto accusa ci sono le richieste di prestito delle opere, partite «senza rispettare i sei mesi che il Ministero pretende in questi casi»; in particolare, l’attenzione è concentrata sulla “Santa Cecilia” di Raffaello chiesta in prestito alla Pinacoteca nazionale di Bologna, e la “Maestà” di Cimabue alla chiesa di Santa Maria dei Servi.

«Ho già dato mandato al mio avvocato e ho denunciato Daniele Benati», ha replicato Sgarbi, ora forte di altri due appoggi ferraresi. Franceschini si è già sfilato dalla polemica: «Non ho titolo per dare le pagelle alle mostre nè ho gli strumenti per bloccare quella curata da Sgarbi, non è una mostra del ministero». A fianco dell’iniziativa di Sgarbi si è schierato Alberto Ronchi, assessore alla Cultura del Comune di Bologna e già di quello di Ferrara. L’amministratore anzi loda l’idea della Fondazione Genus Bononiae proprio là dove Italia Nostra la critica temendo uno sfruttamento a costo zero dei musei cittadini. Al contrario, ha ribattuto Ronchi, «è un esempio di sinergia che per la prima volta mette insieme i musei civici, la Pinacoteca Nazionale e la Fondazione».

In ogni caso, la querela è in tavola e al critico d’arte ferrarese non è mancata l’abituale verve polemica nell’affrontare l’ennesima querelle artistica. Tutta ferrarese era stata la disputa, quattro anni fa, con l’allora presidente della Provincia Marcella Zappaterra. Al centro, ancora una mostra “firmata” Vittorio Sgarbi, che aveva proposto di esporre in Castello la collezione d’arte Cavallini-Sgarbi. Non se ne fece nulla: «Non si è mai parlato di donazione, ma di comodato in uso gratuito per un periodo di tempo, terminato il quale i quadri andrebbero restituiti alla famiglia. Per adeguare le sale del Castello dovremmo destinare risorse ingenti per poi ritrovarci con uno spazio vuoto», così Zappaterra aveva motivato il “gran rifiuto”. Pochi mesi fa era intervenuto il vescovo a sanare la ferita. Dopo un pranzo a casa Sgarbi, a Ro, monsignor Negri aveva messo a disposizione l’Arcivescovado per esporre 90 opere - capolavori dal Quattrocento al Seicento - della collezione. Poi, la marcia indietro: troppi problemi logistici, la collezione deve ancora aspettare.

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