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“Biciclette condivise” ma non troppo

“Biciclette condivise” ma non troppo

Il servizio bike sharing vede grossi limiti: molte “due ruote” di fatto inutilizzate perché non sono state restituite le chiavi

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FERRARA - Si chiama “bike sharing” traducibile come “condivisione della bicicletta” ed è uno degli strumenti di mobilità sostenibile a disposizione delle amministrazioni che intendono aumentare l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici integrandoli tra loro attraverso l’utilizzo delle biciclette condivise.

Il principio è molto semplice: si lascia l’auto in uno dei parcheggi all’ingresso della città, si ritira la chiave negli uffici di Ferrara Tua (gestore del servizio) e quindi si prosegue in bicicletta verso il centro. Semplice, sì, eppure qualcosa nel meccanismo non funziona considerato che la maggior pare delle biciclette a disposizione resta ferma perché, a quanto pare, chi in passato ha usufruito del servizio non ha mai restituito la chiave.

«Abito a Cona, arrivo ogni giorno in macchina in città per lavoro ed ho telefonato più volte per chiedere se vi fosse un mezzo disponibile ma la risposta nell’arco di un anno è stata sempre negativa», racconta una lettrice. A quanto pare dagli uffici avrebbero risposto che «diverse sono le biciclette che restano ferme, e posso confermarlo perché ormai sto monitorando le apposite rastrelliere in diversi punti della città - va avanti - ma non possono farci niente considerato che coloro che hanno avuto le chiavi le tengono anche se usano le due ruote una volta l’anno». Mancanza di senso civico sicuramente e il problema sarebbe anche di ordine tecnico. «Non ci sono cauzioni da versare e non c’è modo, come invece avviene in altre città, di verificare se l’utente utilizza o meno il servizio. Basterebbe informatizzare il bike sharing». «Ho anche chiesto perché non sono stati contattati coloro che risultano possessori di chiavi, considerato che sono registrati ma mi è stato risposto che lo hanno fatto e non hanno modo di verificare il reale utilizzo». Insomma, un servizio che se solo funzionasse potrebbe aiutare molto tanto i pendolari quanto i turisti. Turisti che leggono della possibilità del prestito nelle diverse guide così come sul sito del Comune e che però non riescono in alcun modo ad utilizzarlo. «Bisognerebbe iniziare a monitorare, a trovare delle soluzioni anche perché diverse bici non utilizzate sono prese di mira dai ladri ma anche soggette ad usura ed essendo bene della collettività il danno diventa di importanti proporzioni». Infine, «ho provato tre volte a comprare una bicicletta usata e a lasciarla di notte vicino al parcheggio ma i risultati sono stati pessimi. L’ultima mi è stata rubata ieri. Questa non è la città delle biciclette ma delle auto costrette a parcheggiare una sull’altra nelle poche aree di sosta che non sono a pagamento». La speranza «è che qualcuno risponda e che si cerchi una volta per tutte una soluzione. Altrimenti l’amministrazione faccia meno di promuovere un servizio in realtà inesistente, almeno chi arriva a Ferrara si può organizzare diversamente».