L’orgoglio di Franceschini e gli occhi dei turisti cinesi
Il ministro della Cultura ieri al Comunale: questa è anche la mia università L’esortazione: c’è l’Expo, dobbiamo vedere l’Italia come chi ci guarda da lontano
«Dobbiamo vedere l'Italia con gli occhi delle persone che ci guardano da lontano». L’ esortazione del ministro della Cultura Dario Franceschini, intervenuto ieri a Ferrara all’inaugurazione dell’anno accademico, ha voluto rovesciare un punto di vista, come quando - nominato ministro nel neonato governo Renzi - spiegò che il ministero della Cultura è il ministero economico più importante. Nessuna ‘sbandata’ rispetto al tema principale è stata ammessa. Quando il cronista, alla luce dello scandalo che negli ultimi giorni ha infiammato Roma Capitale, ha tentato di strappargli una dichiarazione, Franceschini ha lasciato cadere la domanda nel vuoto. No comment. Un’ora dopo si è rivolto dal palco del Comunale all’intera platea per sostenere il valore della cultura e della ricerca ma anche della necessità di avere una visione del «futuro».
«E' un grande piacere essere qui per me, non solo nella mia città ma anche nella mia università. Siamo - ha detto Franceschini - in un momento complicato per il nostro Paese e una cosa è fare il ministro in una stagione estesa e un'altra è governare in una stagione di tagli; anche se abbiamo iniziato un'inversione di tendenza». La prolusione del rettore di Unife lo ha indotto a soffermarsi sull'importanza strategica del rapporto fra l’ateneo e il tessuto economico, sociale, urbano: «Le città stesse sono il nostro campus - ha detto - Fare della città il campus dell'università è una carta da giocare». Chiuso il capitolo università, Franceschini ha tracciato un breve quadro di quanto è stato fatto e di quanto ancora c'è da fare al ministero: «Abbiamo cercato di fare capire che davvero investire nella cultura come sistema-Paese è la scelta vincente. Nell'era digitale e della globalizzazione si deve investire su ciò che di più forte e competitivo si ha e su quello bisogna lavorare per fare sistema. L'Europa e in particolare l'Italia, ha non solo un patrimonio architettonico immenso ma ha a disposizione anche nuove e competenti generazioni e una tradizione insuperabile (musica, moda, cibo, cinema). Fino ad ora - ha aggiunto - ci siamo concentrati molto sulla tutela del passato, ma dobbiamo investire sul presente, sul contemporaneo e sulla ricerca. In tutto questo c'è sì un dovere morale e costituzionale, ma anche una sfida da intraprendere sul piano della competitività». La vetrina Expo e gli investimenti di nuovi competitors (i cinesi fra tutti) potrebbero essere il volano di una nuova stagione di sviluppo.
Samuele Govoni
