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Unife allarga i confini a Ferrara città-campus

Gioele Caccia
Il rettore Pasquale Nappi e il professor emerito Arrigo Manfredini
Il rettore Pasquale Nappi e il professor emerito Arrigo Manfredini

Il rettore Nappi apre l’anno accademico: l’ateneo cresce, per finanziarci puntiamo anche ai premi. Un coro tra i relatori: l’interscambio col territorio migliora la competitività. In corsa per il rettorato Medicina e Ingegneria

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«Town is gown, la città è l’università - sintetizza a fine cerimonia l’assessore regionale Patrizio Bianchi, ormai ad un passo dal rinnovo ufficiale del mandato a Bologna - Una città con un’università che funziona ha un vantaggio competitivo rispetto alle altre città e la porta aperta sul mondo». L’hanno chiamata città-campus, ma anche semplicemente e più tradizionalmente città universitaria. La protagonista, però, era sempre lei: la medio-piccola città di Ferrara che spera di poter spiccare il salto, mentre l’economia nazionale e mondiale marcia all’indietro, anche grazie alla sua medio-piccola e storica università. Il tema ha attraversato e accomunato tutte le relazioni, ieri mattina, nel corso dell’apertura del 624° Anno accademico, a partire dalla prolusione del rettore, Pasquale Nappi, giunto al quinto e ultimo anno di mandato.

Nappi ha tenuto il timone dell’istituzione in un periodo difficilissimo per il Paese e per la città, tra i tagli eccezionali dei fondi agli atenei, i danni provocati dal terremoto, le molteplici prescrizioni della riforma Gelmini sull’assetto organizzativo degli atenei. Nonostante ciò Unife, ha sottolineato il rettore, ha aumentato le immatricolazioni quest’anno del 13% (3.495 nuovi accessi contro i 3.155 del 2013) con oltre 17.500 studenti complessivamente iscritti. «È il risultato non solo degli sforzi e degli investimenti che abbiamo profuso, ma anche del sistema città-università. La nostra è una città attrattiva e accogliente che sa offrire ai nostri studenti e in particolare a quelli fuori sede - ormai più della metà del totale - servizi e strutture fra loro legate (bliblioteche ad unico accesso, sale studio aperte fino a notte, una buona offerta di posti letto)» e in più di qualche caso «a condizioni più vantaggiose di altri territori».

Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che ostenta la laurea conseguita a Ferrara «in Storia delle Dottrine e Istituzioni politiche» e ha visto in questi giorni nascere una sua creatura - il primo esempio estense di Art Bonus, cioè di investimento culturale con credito d’imposta al 65% (il restauro del colonnato di piazza municipale) - ieri ha proseguito la marcia sullo stesso binario: «Per anni - ha sottolineato - abbiamo guardato alle università americane, ai loro campus, come un punto di riferimento e poi ci siamo resi conto che la città stessa può essere il nostro campus. In questo secolo appena iniziato abbiamo notato che le città che dispongono di un'università forte e radicata nel territorio hanno un potenziale in più rispetto ad altre. Il sindaco Tagliani ci sta lavorando».

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Proprio il massimo inquilino di Palazzo municipale ha afferrato il testimone dal ministro e di fronte alla platea del Teatro Abbado ha descritto un sistema che non può essere alimentato solo da cultura e ricerca, ma deve fondarsi su un interscambio più profondo. Alcuni esempi: i laureati in architettura che aiutano le istituzioni a valorizzare gli spazi urbani, i biologi che possono arricchire il progetto di Parco urbano, gli ingegneri e geologi che contribuiscono a rendere più sicura la città colpita dal sisma grazie alla prevenzione, Giurispudenza ed Economia che fanno la loro parte e «la parte clinica (Medicina, ndr) che fornisce esperienze importanti sull’Area Vasta». «La provincia di Ferrara ha 300mila abitanti - ha puntualizzato - può essere considerata come un quartiere di una grande città». Ogni possibile riferimento all’alleanza con i territori più vicini, come Bologna e Modena, cioè la direzione in cui il primo cittadino estense ha già annunciato di volersi muovere, appare tutt’altro che infondato. La liaison città-università non è sfuggita neanche a Francesca Cappelletti, professore associato di Storia dell’arte moderna di Unife e autrice di una dotta prolusione sulle “ragioni della Storia dell’arte”. «La ricerca rende più forte anche il tessuto di una società - ha argomentato - la storia dell’arte consente di riscoprire la memoria e anche i luoghi della città».

Un coro, ma anche un’idea di futuro, che però deve fare i conti con la realtà. Se Ferrara punta ad internazionalizzarsi, a pontenziare i legami con le università e le istituzioni di ricerca straniere, è evidente però «che mentre l’Italia destina a ricerca e sviluppo circa l’1.2% del Pil ed è un valore in ulteriore calo, nei 27 Paesi dell’Ue la percentuale del Pil investito in ricerca è circa il doppio. La percentuale dei nostri laureati nel 2013 è stata del 22.4% e ci colloca drammaticamente all’ultimo posto in Europa. Tra il 2008 e il 2014 l’Italia è stata tra le Nazioni in cui si è registrata una delle maggiori diminuzioni dei finanziamenti pubblici alle università, un decremento tra il 20 e il 40%». Rappresenta quindi una grande occasione per il sistema universitario «la restituzione (annunciata) di 150 milioni di euro al budget delle università effettuata con la legge di stabilità, somma che andrà destinata alla quota “premiale”, distribuita in base alle performance ottenute da ogni ateneo». Le certificazioni conseguite su qualità della ricerca, offerta didattica e organizzazione del dottorato di ricerca, sono le pagelle che Unife rivendica. I «buoni indicatori» hanno consentito finora di contenere «la perdita di docenti universitari al 7.5% contro il 15% nazionale».