Scuola, quaranta precari impugnano i contratti
Dopo la sentenza della Corte di Giustizia la Cisl convoca docenti e ausiliari Nell’incontro saranno valutate le nuove prospettive aperte dal pronunciamento
FERRARA. Al via i ricorsi degli insegnanti precari dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea del 26 novembre scorso che impedisce la reiterazione dei contratti dei docenti a tempo determinato. Attualmente, attraverso la Cisl, a Ferrara hanno scelto di rivolgersi ai legali una quarantina di precari.
Per tanti colleghi si apre inoltre una nuova prospettiva: in teoria l’impugnazione dovrebbe avvenire entro 60 giorni dalla scadenza dei contratti, ma la speranza ora è che il ricorso possa avvenire anche dopo questo termine. Sulla controversia la Cisl Scuola di Ferrara, avvalendosi dello studio legale dell'avvocato Paolo Picci, «ha già avviato ricorsi al giudice del lavoro e siamo in attesa della pronuncia di merito», scrive Alessandra Zangheratti, segretario generale della Cisl Scuola.
Il 12 dicembre, a partire dalle ore 14.30 si svolgerà presso la sede Cisl di corso Piave, un incontro con i precari docenti e ata interessati a presentare ricorso per la stabilizzazione e per la richiesta di risarcimento danni». All'incontro saranno presenti l'avvocato Paolo Picci e l'avvocato Alessandro Pace i quali forniranno ai presenti tutte le indicazioni e le informazioni necessarie. «Nel merito, dagli argomenti riportati nel testo della sentenza - scrive Alessandra Zangheratti, segretario generale della Cisl Scuola - si evince che per la Corte di Giustizia non è illegittimo che uno Stato abbia una casistica speciale che consenta il rinnovo dei contratti, ma questo rinnovo deve essere giustificato da "ragioni obiettive" (ad esempio una supplenza in caso di assenza del titolare per malattia, maternità ecc.) e che devono sussistere nella normativa che disciplina il rapporto di lavoro a tempo determinato specifiche regole che consentano un adeguato controllo dell’esistenza delle ragioni obiettive. Ragioni che non sussistono nel caso di rinnovi di contratti per più di 36 mesi complessivi».
La normativa italiana, secondo la Corte, non possiede una regolamentazione che disciplini la stipula di rapporti di lavoro a tempo determinato che garantisca i lavoratori dall'abuso della reiterazione dei contratti (non è prevista neanche l’ipotesi del risarcimento del danno).