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Piccole strutture per facilitare l’inserimento

Piccole strutture per facilitare l’inserimento

Nel Ferrarese 235 ospiti. Sapigni: non si possono lasciare le persone abbandonate a se stesse

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FERRARA. Nel Ferrarese sono 235 (dati aggiornati al 26 novembre) le persone presenti nei centri di accoglienza. Di queste, 188 sono state inviate direttamente dal ministero degli Interni perché rientrano nel progetto "Mare nostrum". Altre 47 invece, hanno raggiunto il territorio in autonomia e alloggiano in strutture di pronta accoglienza. Donne, uomini, ragazzi (tra loro ci sono anche tre minorenni) e anziani arrivati dal mare per sfuggire alla guerra e alla devastazione di un Paese che non trova pace.

«Siamo venuti qui per scappare dalla morte», hanno dichiarato in più contesti gli immigrati provenienti dall'Africa. Infatti oltre la metà dei richiedenti asilo viene da Nigeria, Mali, Gambia, Senegal.

Il progetto di accoglienza sul territorio è gestito dalle prefetture che fanno valere le direttive emanate dallo Stato. Chiara Sapigni, assessore alla sanità del Comune di Ferrara, ha coordinato insieme ad associazioni umanitarie la ripartizione di queste persone sul territorio: «Quando siamo stati informati del loro arrivo - spiega - abbiamo scelto di accoglierle mettendo in pratica l'esperienza dell'emergenza Nord Africa. In quell'occasione le persone vennero ospitate in diversi luoghi della provincia, in piccole strutture sia per evitare problemi di convivenza e sia per facilitare l'inserimento in un contesto normale».

Per questo tipo di operazioni, continua l’assessore Sapigni «non si possono sfruttare grandi strutture, ex colonie o alberghi; non si possono lasciare le persone abbandonate a loro stesse. Oltre al vitto e all'alloggio occorre dare ai rifugiati una formazione linguistica e sottoporli a tutti i controlli medici del caso».

I Comuni della provincia dunque partecipano all'accoglienza e all'inserimento a livello strategico e logistico, ma non alla gestione dell'operazione. Ferrara a parte chi ospita il maggior numero di profughi sono i Comuni di Fiscaglia, Codigoro e Ostellato.

Barbara Paron, primo cittadino di Vigarano Mainarda, Comune che ospita 14 rifugiati, ha sancito un protocollo (già attivo) per consentire loro di svolgere attività di volontariato. «Qualche mese fa in consiglio comunale è stata sollevata la preoccupazione di una parte della cittadinanza rispetto alla presenza dei profughi a Vigarano. Dopo la discussione - racconta il sindaco vigaranese - abbiamo provato a dare delle risposte e questo patto di volontariato ci sembra una buona soluzione per rispondere alle esigenze del qui e ora».

I volontari sono accompagnati nel percorso - spiega il sindaco Paron - «da un mediatore culturale e devo dire che la prima esperienza fatta con l'Auser, quindi con persone anziane, sta andando molto bene. Il feedback positivo è duplice perché oltre ad imparare a parlare un po' la nostra lingua, iniziano a comprendere anche le regole e le norme basilari per vivere nella nostra comunità».

Samuele Govoni