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Compie dieci anni la multisala di Uci che stravolse il mercato

di Gian Pietro Zerbini
Compie dieci anni la multisala di Uci che stravolse il mercato

Il direttore Caveduri racconta il decennio a Darsena City «Morìa di monosale? Bogart direbbe: è il cinema, bellezza»

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Tra pochi giorni, il 14 dicembre, la multisala di Darsena City compirà dieci anni. Una struttura che ha rivoluzionato il mercato del cinema in città polverizzando di fatto le monosale. Per un bilancio di questi dieci anni, in cui gli scenari sono profondamente cambiati, sentiamo il direttore di Uci-Cinemas, Gabriele Caveduri.

I dieci anni a Darsena City, come li ha vissuti?

«Ha presente “Papillon”, quel vecchio film dove Dustin Hoffman e Steve McQueen sono rinchiusi ai lavori forzati su di un'isola sperduta della Guyana francese e cercano più volte di fuggire finendo per essere sempre ripresi? Ecco, più o meno… Al di la delle battute direi che, in questi 10 anni, qualche volta mi sono arrabbiato: con colleghi, dipendenti e anche con la mia direzione; più spesso mi sono divertito ma soprattutto in questi 10 anni ho davvero imparato tante cose e anche a conoscere meglio il pubblico e le persone e direi che oggi, più di allora, posso dire di padroneggiare meglio la materia, di sapere come si gestisce (o come si dovrebbe gestire) un luogo di spettacolo che attrae migliaia di persone.

Si sente un po' in colpa per la morìa di monosale provocate a Ferrara come effetto domino dalla comparsa di Cinestar prima e Uci-Cinemas poi. Morìa che ha portato alla chiusura anche dei suoi Rivoli e qualche anno dopo Manzoni?

«Se fosse vivo Bogart le risponderebbe “È il cinema, bellezza”. È il cinema che cambia pelle: a Bologna, nella centralissima via Indipendenza c'erano due grandi, bellissime sale, Metropolitan e Imperiale che hanno chiuso anche senza nessun mio intervento e così in tutte le città italiane. Se non ci fosse stato il progetto di un multiplex in via Darsena, che, come ha ricordato ha aperto nel dicembre 2004, avremo avuto un multiplex due o tre anni prima a Ferrara nord dalle parti del Bennet. Le sale che tu hai citato e anche altre avrebbero chiuso due o tre anni prima e Ferrara oggi non avrebbe avuto una struttura in piena città (è più centrale dell'Embassy o dell'Alexander per ricordare due sale chiuse) raggiungibile, se uno ci vuole andare, anche a piedi o in bici».

Caveduri, come è cambiato il cinema adesso rispetto a dieci anni fa quando nasceva il multiplex di Darsena City?

«Il cinema è in continua evoluzione; un paio d'anni fa sul “Giornale dello Spettacolo” uscì un mio intervento che prevedeva questi cambiamenti. Le monosale sono durate un secolo, hanno attirato pubblico e spettatori per tutto il Novecento. I multiplex non saranno certo così longevi, i film già oggi si possono vedere in molti, troppi altri modi. Potremo dire che la sala cinematografica da solo, esclusivo luogo dove si potevano vedere i film è diventata, paradossalmente, il luogo dove è più difficile vedere i film. E questo perché, prima o poi, dovrà essere rivisto anche il modo di sfruttamento e riconoscimento dei diritti dei film in sala che è rimasto “congelato” a quando i film venivano proiettati su di un unico supporto chiamato pellicola, quando in sala passavano quasi esclusivamente titoli nuovi, ed era praticamente impossibile ed anti economico andare a recuperare tutto il passato, tutti quelle opere che hanno fatto la storia del cinema e anche il cinema di paesi lontani che ora, col digitale, è lì a portata di mano in vari format: basterebbe andarlo a prendere e cacciarlo dentro un server. Basterebbe, come già avviene per la musica, individuare un collettore, un riscossore dei diritti e si liberalizzerebbero mondi e mercati che oggi sono “protetti” e che finiscono per favorire solo la pirateria ed un manipolo di bronto-distributori che decidono i 10 titoli che il pubblico (dall'alpe alle piramidi) deve vedere questa settimana. Detto ciò, nel prossimo futuro, a mio parere, i multiplex o meglio, le sale o agglomerati di sale che sfideranno i cambiamenti darsi una struttura più snella, saper trovare il punto economico d'incontro fra i risparmi di una organizzazione all'ingrosso ed i costi di una offerta dettagliata, molto spesso parcellizzata, originale, regolata non solo sul mercato nazionale, ma calibrata sul luogo in cui agiscono e sulla clientela cui si rivolgono».

Cosa risponde a chi dice che Uci-Cinemas punta più sul block buster rispetto al film di qualità?

«Rispondo che le cose, anche se più lentamente di come vorrei, cambiano; rispondo che l'offerta, anche se molto più lentamente di come avrei voluto, sta migliorando e se guardate il cartellone di questi ultimi tempi rispondo che non è più così. Da qualche mese a questa parte non ci sono più solo block buster: nella programmazione settimanale sono entrati anche titoli d'autore (Sils Maria), al lunedì c'è la rassegna d'essai, al mercoledì il film in versione originale sottotitolata, durante la settimana eventi davvero particolari rivolti ai pubblici più disparati: dai Musei vaticani a Quadrophenia, da Matisse a Nick Cave tanto per fare qualche esempio».

La multisale, insieme al Despar è in pratica l'unica attrazione di un polo commerciale che nel frattempo si è sempre più assottigliato. Come vede la crisi di Darsena City?

«Penso che, dalla prossima primavera, sia previsto un consistente piano di rilancio, con cambiamenti strutturali e aperture di nuovi spazi».