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«Palazzo Remy, nessuna donazione»

 «Palazzo Remy, nessuna donazione»

Il sindaco Padovani e il direttore di Acer Carrara rispondono al consigliere Marchetti: venga a consultare le carte

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MESOLA. «Le affermazioni del consigliere comunale Primo Marchetti riferite alle assegnazioni di Palazzo Remy, recano non pochi errori e imprecisioni». Il sindaco di Mesola Gianni Padovani e il direttore di Acer Diego Carrara, mettono in chiaro alcuni passaggi. «Si parla di una donazione di Palazzo Remy fatta all’Acer, falso: il fabbricato era, ed è rimasto di proprietà del Comune di Mesola. Per quanto riguarda i lavori di Palazzo Remy, sono stati finanziati con il Programma di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile (Pruacs), informazione cui il consigliere non fa nessun riferimento, così da far sembrare il comune incapace nella ricerca di fondi pubblici, cosa che, visti i finanziamenti ottenuti, non risponde al vero». «Acer Ferrara, su incarico del Comune ha seguito la progettazione e la direzione lavori e, ora che gli appartamenti sono stati consegnati, seguirà la gestione, come per tutti gli altri alloggi di edilizia pubblica sul territorio comunale». L’intervento di restauro del fabbricato, che risale al 1700, ha permesso di raggiungere alcuni importanti risultati: «l’adeguamento igienico-funzionale delle unità abitative, la riconfigurazione del sistema strutturale dell’edificio ora rispondente alle norme tecniche per le costruzioni (Ntc 2008) vigenti, la riqualificazione energetica del fabbricato tramite azioni sulle sue componenti passive (isolamenti) ed attive (impianti). Sono stati ricavati 15 appartamenti, di cui 6 con una camera da letto (di circa 42 mq.) e 9 alloggi con due camere da letto (di 55 mq.)». L’intervento di riqualificazione ha riguardato anche l’area esterna, dove sono collocati 15 posti auto e la centrale termica. «C’è anche l’impegno di realizzare, a breve, un deposito coperto per le biciclette. Dovendo lavorare su volumi già esistenti e spazi limitati, il risultato non poteva essere migliore. Tra l’altro l’immobile, realizzato tra il XVII ed il XVIII secolo, è soggetto al vincolo delle Belle Arti. Chiunque, passando per la via Canal Bianco, può apprezzare il lavoro fatto». Meglio ancora se è in grado di entrare nei vani scala e negli appartamenti, «dove si rilevano finiture che nulla hanno da invidiare ai restauri fatti in immobili privati». Riguardo poi al fatto che Acer avrebbe “distribuito” gli alloggi, senza che il Comune entrasse nel merito delle assegnazioni, «è assolutamente falso e il consigliere dovrebbe ben sapere che le assegnazioni, disposte con provvedimenti pubblici, sono state il frutto di una ragionata, e crediamo anche lungimirante, scelta di politica abitativa fatta dal Comune, attraverso atti di consiglio e di giunta. L’amministrazione comunale ha ritenuto, da un lato di offrire soluzioni abitative a tipologie di nuclei in crescente difficoltà, e dall’altro di aggregare nel nuovo complesso varie tipologie famigliari, per favorire patti di solidarietà capaci di migliorare la qualità della vita». Il cosiddetto “mix sociale” non è “invenzione” del Comune di Mesola, ma oggi è strumento sperimentato in varie realtà cittadine per prevenire i conflitti e migliorare il tessuto sociale». «Gli inquilini di Palazzo Remy sono stati quindi scelti attraverso graduatorie speciali, estrapolate dalla graduatoria generale dei richiedenti l’assegnazione, per le seguenti categorie: giovani coppie - adulto con 2 figli a carico - adulto solo con un figlio a carico - persona single a seguito di separazione omologata dal Tribunale. Quattro appartamenti sono stati destinati alla mobilità di persone, in particolare anziani, già residenti in alloggi erp non più idonei alle loro mutate condizioni di salute ed esigenze di vita».

«La scelta degli alloggi è stata fatta alla presenza di funzionari comunali, di comprovata esperienza e capacità, e dell’assessore di riferimento. Tutti gli atti adottati dal Comune hanno avuto la rilevanza pubblica prevista per legge. Acer, in quanto ente strumentale del Comune, ha fornito esclusivamente la consulenza tecnica che le compete. Non ci sono ombre nell’operato del Comune e dell’Azienda Casa».

Infine «i documenti sono a disposizione del consigliere Marchetti, e sono accessibili nel rispetto della normativa in materia».