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"L'Ascom vuole cambiare la Festa del Regalo? Pensi a piazza Ariostea"

di Alessandra Mura
La Festa del Regalo
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La Festa del Regalo

Gli ambulanti si ribellano: "Basta chiacchiere, portiamo gente in piazza". "Casette sudtirolesi? Assurde, ma almeno prendiamole da ditte ferraresi"

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«Noi siamo indispensabili per la città. Il resto sono soltanto chiacchiere. Chiacchiere e politica». Mattina del giorno dell’Immacolata. Il ’corridoio’ della Festa del Regalo brulica di gente, e gli ambulanti del Listone targato Confesercenti se ne fanno scudo contro l’assedio avviato dall’Ascom. Assedio estetico e di contenuti: via quel “casermone”, spazio alle casette di legno in stile nordico con prodotti sudtirolesi, sgomita il presidente di Confcommercio Davide Urban.

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Antonello, intento a modellare una collana dietro la sua bancarella di gioielli “hand made”, ha una risposta a ciascuno dei due attacchi. «Questa struttura non è un tendone a caso, riprende l’idea del Duomo e così lo ha approvato la Sovrintendenza». Quanto alle casette, «non c’entrano niente con Ferrara, sono solo un pretesto per permettere a qualcuno di piantare qui la sua bandierina e fare un favore ai suoi negozianti. Non volendo capire che senza di noi ci sarebbe molta meno gente in piazza, e che non esiste vera concorrenza tra negozi e bancarelle, sono target diversi».

Già, le bancarelle. Per loro tira una brutta aria già dall’anno scorso, da quando il sindaco manifestò l’intenzione di rimuovere dal centro quelle fisse tutto l’anno. Ne sa qualcosa Andrea Ragazzi, gestore dello stand di dolciumi di via Cortevecchia e ora impegnato alla Festa del Regalo con la “Bancarella del Dolce di Andrea e Arduina”. Quello che pesa, in questa diatriba sotto l’albero, è il senso di impotenza: «Il Consorzio non controlla le licenze. Possiamo parlare finché vogliamo della necessità di modificare i generi merceologici, ma poi è il Comune che decide sulle autorizzazioni. Quello che facciamo, lo facciamo con i nostri sforzi. Qui nessuno ci ha regalato nulla: in questa struttura il Consorzio ci ha investito 508mila euro, tutti sono proprietari mettendone 20mila a testa; non è che ora arriva uno e ci dice di andarcene per far posto agli altri, non si possono buttare via degli investimenti con la gente che sta ancora finendo di pagare». A legittimare la Festa del Regalo, continua Ragazzi, «sono le 250mila presenze stimate nel periodo festivo ed è inutile negare che senza di noi circolerebbe molta meno gente in piazza».

La struttura è brutta? «È bellissima, funzionale e si lavora benissimo », taglia corto Lara dello stand dei salumi da Norcia. Più pungente, ancora Ragazzi: «Ma se questa è “un casermone” allora quella dell’Ascom in piazza Ariostea che cos’è? Una bellezza? Quando è nata, dieci anni fa, la Festa del Regalo concepita in questo modo è stata un’idea innovativa, una galleria commerciale in centro, l’unica struttura attrezzata in caso di pioggia e accessibile a tutti, dove poter girare al coperto».

Lo stesso non si può dire per le casette, «un’idea non certo estemporanea, ma premeditata - chiude amaramente Ragazzi - visto che salta fuori che l’Ascom ha già pronta la sua ditta di Padova ».

Ammesse e non concesse le famose casette, sbotta Maurizio Giatti della bancarella dei presepi, «sarebbe giusto metterne di nostre, rivolgendosi a ditte ferraresi, far lavorare gli artigiani locali. E poi, le avete viste le casette che ci sono a Rovigo? Sono cubicoli tre metri per tre, sembrano dei garage. Non si può esporre la merce, non si può stare al riparo. Noi qui invece forniamo un servizio, è una struttura fruibile anche con la pioggia, vengono da Bologna, dal Veneto, fin dalla Toscana per comprare il pampapato e la salamina e ci fanno i complimenti perché trovano prodotti tipici locali di qualità. Eppure ci tocca essere attaccati da chi non è nemmeno ferrarese: me lo spiegate cosa c’entra il sudtirolo? È come se noi andassimo a Bolzano con la pretesa di far piazza pulita dei loro mercatini natalizi e imporre salama e cappellacci ferraresi. Un’assurdità».

Rimandate al mittente anche le critiche alla struttura: «È quella che è stata approvata dalle Belle Arti, ogni modifica deve essere autorizzata, si pensi che non abbiamo potuto neanche mettere le fotografie di Ferrara e anche per l’illuminazione, per la quale tra l’altro il Consorzio ci ha messo 10mila euro, abbiamo dovuto attenerci alle regole. Se c’è qualcosa da cambiare, anche sulle proposte merceologiche, ci si può ragionare, ma senza piantare bandierine».

Del resto, conclude Giatti, «siamo sempre stati accomodanti e disposti alla collaborazione. Prendiamo il mercatino dell’artigianato artistico qui a fianco: non abbiamo fatto storie ad arretrare e a cedere posto sul Listone, e la convivenza non ha mai causato problemi. Adesso vengono fuori tutte queste critiche e questi attacchi: e il Comune perché non parla?»

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