La Nuova Ferrara

Ferrara

Via Canale, le famiglie contro il Comune

Via Canale, le famiglie contro il Comune

Il solo collegamento per un centinaio di residenti è il pericoloso stradello sterrato. «Dopo l’esposto pronti alla causa civile»

3 MINUTI DI LETTURA





CENTO. «A poche centinaia di metri dal centro della città, via Canale: un strada impossibile da percorrere, pericolosa per auto e biciclette». Esasperate, le quaranta famiglie che abitano in via Canale, dal civico 1/1 al 1/6, accanto al cimitero, vanno all'attacco. A farsi portavoce del problema, Franco Zacchini: «È ora che il Comune intervenga per urbanizzare e sistemare questo tratto di cavedagna che, dal 2011 è a tutti gli effetti di proprietà comunale».

Un centinaio di persone, che quotidianamente si trovano a dover affrontare i problemi di questa sorta di strada, perché «non abbiamo nessun sbocco d'uscita dalle nostre case - spiega Zacchini - , se non attraverso questa cavedagna. Si tratta di uno stradello sterrato e in condizioni pessime. Vi sono profonde buche che rappresentano un pericolo per gli automobilisti e i ciclisti che lo percorrono, costretti con i loro mezzi a una gimcana che ha già causato numerosi infossamenti dei mezzi nei canali di scolo laterali allo stradello».

Un problema che si trascina da tre amministrazioni comunali e che ha portato i residenti (40 i firmatari a nome delle famiglie che abitano nell'area) a presentare nel gennaio 2013, un esposto alla Procura della Repubblica di Ferrara: «In questo modo, abbiamo chiesto che venissero fatte indagini per accertare le eventuali responsabilità in merito all'impraticabilità della strada comunale d'accesso a via Canale. Nonostante fossero previste in diversi atti di compravendita, le opere di urbanizzazione su questo tratto di strada non sono mai state fatte. Una vicenda – spiega Zacchini - che seguo dal 2008, quando sono venuto ad abitare qui».

Da allora Zacchini ha svolto diverse ricerche per ricostruire la vicenda. Nel febbraio 2004, la cessione volontaria (derivata dall'azione di esproprio per pubblica utilità) da parte della proprietà Resca, al Comune di Cento di un'area di oltre 16mila metri quadrati per realizzare l'ampliamento del Parco del Reno: «Già allora la recinzione del Parco, lungo il perimetro confinante con lo stradello, venne realizzata in modo da prevedere il completamento dell'urbanizzazione della prima parte della via, visto che la seconda (che si ricongiunge con lo stradello) ha già lunghezza regolare, marciapiede e illuminazione». Poi di fronte all’immobilità del Comune, la decisione di rivolgersi al sindaco Tuzet che fece acquisire gli atti: «Per dare esecuzione alla delibera del consiglio comunale del gennaio 2005, il Comune diretto dal commissario prefettizio, il 19 maggio 2011, acquisisce a titolo gratuito le aree (circa 2.200 metri quadrati) destinate al collegamento viario a via Canale e interessate alle opere di urbanizzazione. Ma nessun intervento è seguito, tant'è che ad oggi i residenti hanno ancora un unico sbocco su strade comunali (via Malpighi) attraverso una cavedagna. È inequivocabile che le opere competano al Comune che, nonostante segnalazioni e proteste, oggi risulta inadempiente». Ne è seguita una «richiesta formale sottoscritta da tutti residenti e inoltrata al sindaco Lodi nel giugno 2011, contatti informali con funzionari comunali, una domanda ufficiale nell'ottobre 2012 e quattro tentativi d'incontro col sindaco Lodi e diversi solleciti verbali, oltre alle segnalazioni alla polizia municipale».

Sforzi che, riferisce Zacchini, documenti alla mano, «non hanno portato a nulla se non due manutenzioni (una nel 2011 e una nel 2012) che si sono dimostrate inadeguate e non risolutive». Da qui, la decisione di presentare nel gennaio 2013, a nome di Paolo Colombo, un esposto, sottoscritto dalle famiglie residenti, alla Procura: «Non ravvisandosi alcuna fattispecie di natura penale, il procuratore Proto a marzo ha risposto chiedendo al gip di disporre l'archiviazione del procedimento relativo a Piero Lodi indagato per reato di cui all'art. 328 c.p. A questo punto però, se nulla si muove, se ci saranno gli estremi e se tutti saranno d'accordo, precederemo per via civile contro il Comune».

Beatrice Barberini