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«Ecco com’è la vita grama del precario»

«Ecco com’è la vita grama del precario»

Una bidella e un’insegnante di sostegno accomunate dagli stessi patemi e speranze e dal ricorso per entrare in ruolo

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«Le mie prime domande per entrare a scuola come bidella le ho presentate trent’anni fa. Mio padre mi diceva: “Falla già adesso la richiesta, perchè vedrai che ti chiameranno quando sarai in pensione”. Sembra assurdo vero? Eppure aveva ragione lui. I primi incarichi li ho ottenuti nel 2001. Oggi ho 47 anni e sono ancora una precaria». Anna Ferroni abita a Comacchio e ha precorso i tempi anche quando ha deciso di rivolgersi all’avvocato.

«Il ricorso per la stabilizzazione l’ho firmato due anni fa e a questo punto spero che sia la volta buona», commenta la collaboratrice scolastica col pensiero rivolto alla recente sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha ridato fiato alle speranze di centinaia di migliaia di operatori del settore dell’istruzione costretti a fare i conti con la durata degli incarichi provvisori (anche di 1-2 giorni), i punteggi da accumulare per guadagnare qualche chance in più nella competizione con i colleghi non ancora passati in ruolo, le scelte da non sbagliare mai per evitare che il sì ad un incarico temporaneo si traduca nella perdita di un altro contratto più lungo e conveniente. «È una guerra tra poveri - racconta A., età prossima ai 50 anni, insegnante precaria di sostegno, in giro dal 2006 tra gli istituti primari della provincia - siamo come la manodopera che si radunava una volta davanti ai caporali che chiamavano a giornata. Per anni avere vicino il telefono è stato un imperativo. La comunicazione dalla scuola poteva arrivare tra le 7.30 e le 7.40 e dovevi farti trovare altrimenti perdevi il lavoro, anche se era per un giorno. Poi avevi mezz’ora di tempo per raggiungere l’istituto e se era a Comacchio - io abito nel Veneto - dovevi correre». Per venerdì 12 dicembre la Cisl Scuola ha convocato una riunione con il personale interessato a impugnare il contratto e a far valere il diritto sancito dalla Corte Europea. Parteciperanno anche i professionisti di uno studio legale.

A. sottoscriverà il ricorso, ma è già passata attraverso trafile simili in passato. Per salire dalla terza alla seconda fascia, che consente di accedere agli incarichi annuali, aveva deciso di rivolgersi all’avvocato, ma poi era intervenuta una modifica della normativa che aveva riconosciuto il valore del diploma magistrale per l’abilitazione. «Ora sono rientrata nello stesso gruppo di insegnanti che hanno compiuto gli studi universitari - osserva - e mi rendo conto che alcuni di loro fanno fatica ad accettare questa situazione». Grazie a quella “promozione” A. si è rivolta ad un avvocato per farsi riconoscere la prima fascia e ora confida nel giudizio del Consiglio di Stato. Oltre a sperare che la sentenza della Corte di Giustizia le garantisca l’ingresso nel ruolo stabile attraverso la porta principale.

La vita da precario della scuola «è stressante, un vero calvario - afferma A. - Devi continuamente scegliere tra diverse opzioni, devi conoscere bene la graduatoria, sapere chi ha più punti di te e ti può soffiare il contratto, essere informato su chi si assenterà per una maternità o una malattia. Non di rado devi fare una scommessa: non puoi mai sapere in anticipo se l’opzione che hai scelto è svantaggiosa per te e quando l’hai compiuta è tardi per tornare indietro». A giugno A. concluderà il terzo anno di incarico. «Così - annuncia - rientrerò tra coloro che hanno i requisiti per poter presentare il ricorso “europeo” e ho deciso di muovermi in anticipo». Il tempo che passa senza la garanzia di ottenere un incarico a tempo indeterminato è il peggior incubo per un precario.

«Ho quasi 50 anni - sottolinea Anna Ferroni - e solo da due anni ho avuto un incarico più o meno stabile a Portomaggiore. Il problema è che a questa età, se il lavoro non arriva, è quasi impossibile ricollocarsi».

Gioele Caccia