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Ferrara povera, posti vuoti negli asili

di Stefano Ciervo
Ferrara povera, posti vuoti negli asili

Per la prima volta pioggia di rinunce dalla lista d’attesa. E la morosità sale a 1 milione di euro. Saltano Cre e conciliazione

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Ferrara sta diventando davvero povera se le famiglie non iscrivono più all’asilo i bambini. Il dato, clamoroso, emerge dalla relazione programmatica dell’Istituzione scuola sui servizi educativi, che «da settembre 2014 si trovano ad avere per la prima volta posti liberi, nonostante le liste d’attesa». Si tratta di qualche decina di posti a disposizione, con le famiglie in lista che via via rifiutano la possibilità d’iscrivere i bambini: perché non si possono permettere le rette, e/o la madre non lavora più e quindi si occupa direttamente dei figli. La radice è la stessa, cioè la crisi, alla quale si può ricondurre anche quanto evidenziato ieri pomeriggio dal sindaco Tiziano Tagliani in Consiglio comunale, nel dibattito sul bilancio 2015 dell’Istituzione scuola: «Stanno aumentando le morosità delle rette, inoltre i redditi delle famiglie iscritte sono in calo e la richiesta di sostegno aumenta». Le cifre della morosità sono state rese noto da Paola Peruffo (Fi), «circa un milione di euro dal 2009, forse si poteva fare qualcosa prima: le cartelle di Equitalia che stanno per arrivare potranno recuperare ben poco...».

È questo lo scenario che ha spinto il Comune, alla fine di agosto, ad intavolare una trattativa con i sindacati (incontro conclusivo il 19 dicembre, non ci sono ancora accordi) per andare alla esternalizzazione degli asili Pacinotti e Iovine (2 scuole d’infanzia e 1 nido), per 199 posti bimbo, e la statalizzazione delle due sezioni della scuola d’infanzia Guido Rossa, per altri 52 posti. Il progetto, che riguarda 18 educatrici e 1 ausiliaria, più personale non docente da ricollocare in Comune, è stato comunicato dai dirigenti dell’Istituzione scuola solo qualche giorno fa ai genitori, che sono sul piede di guerra (ieri non erano presenti in Municipio, ma preparano proteste clamorose): consente, però, di risparmiare quei 420mila euro di spese aggiuntive sul 2015 che altrimenti, ha chiarito il sindaco, «andrebbero recuperati con aumenti delle tasse o delle tariffe». Queste ultime coprono solo il 13,4% del costo-nido e il 16,9% delle materne (nel 2009 era il 19,7%), ma già fanno fuggire verso il privato le famiglie più ricche, che trovano tariffe più basse, «e noi non vogliamo creare una scuola pubblica classista - ha ribadito Tagliani - Quindi ho certo l’esigenza d’incontrare le famiglie per spiegare loro come stanno le cose, e stare dentro al protocollo sindacale del 2010 che prevede di non esternalizzare più del 40% del servizio: con questa ipotesi si passa dal 10 al 20%. Si può agire in maniera più graduale, o parziale, ma i soldi vanno recuperati». L’ipotesi di andare ad esaurimento delle classi attuali cozza contro la probabile escalation di richieste di trasferimento delle insegnanti interessate.

Il sindaco ha incassato il sì di tutta la maggioranza al piano, imbottito delle garanzie di controlli chieste da Leonardo Fiorentini (Sel) e integrato dalle richieste Pd di trovare soldi per i soppressi interventi di conciliazione (Bianca Maria Vitelletti) e servizi estivi in particolare per disabili (Cristina Corazzari, le iscrizioni sono crollate). Bocciata la richiesta di Silvia Mantovani (M5S) d’inserire nel bando assunzioni a tempo indeterminato di docenti con concorso pubblico e con almeno tre anni di anzianità, facendo controlli con i genitori.

La partita non sembra però finita qui, se è vero che perfino Alberto Bova (Fc) si è detto favorevole a aumentare le tasse per salvaguardare la scuola pubblica, assieme alla sanità.

 

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