In cella per una mazzetta da 10mila euro
Funzionario dell’Agenzia dell’entrate arrestato con il suo intermediario: ricattavano imprenditore, blitz all’ora di pranzo
Li hanno incastrati alla vecchia maniera: bloccandoli durante lo scambio delle banconote segnate, soldi sporchi di una mazzetta, tangente pagata da un imprenditore ferrarese ad un funzionario pubblico tramite un privato che faceva da intermediario tra i due.
Le mani sui soldi. Ad arrestare Leopoldo Lunadei, 54 anni, funzionario dell’Agenzia delle entrate e Maurizio Palma, 54 anni, mediatore privato, sono stati ieri pomeriggio gli ispettori della guardia di finanza che coordinati dal pm Filippo di Benedetto hanno fatto scattare l’operazione, fermando in flagranza, con le mani sulle banconote funzionario e privato.
Vittima di ricatti. Ovviamente tutto era nato dalla vittima di questi ricatti, un imprenditore ferrarese che lavora nel ramo del pubblico esercizio al quale era stato imposto il pagamento della tangente (da qui l’arresto per l’ipotesi di concussione) di 10mila euro, per rendere più blandi i controlli in corso da parte dell’Agenzia delle entrate, tangente da pagare prima all’intermediario che li ha girati (non si sa bene quanto o come) al funzionario: ed è proprio in questa fase, secondo quanto si è appreso ieri sera da varie fonti, che il blitz sarebbe scattato, portando entrambi agli arresti in cella, da ieri sera, a disposizione di inquirenti e magistrati.
Il blitz alle 13. L’episodio di corruzione svelato ieri pomeriggio potrebbe essere un fatto isolato oppure - e questa è l’ipotesi più temibile - solo l’inizio di qualcosa di ben più importante ed inquietante, ma è ancora presto. Troppo presto.
Il blitz, dicevamo, è scattato poco dopo le 13, quando gli ispettori della Finanza sono entrati in azione su ordine del pm Di Benedetto. Con un «uno-due», hanno incastrato, dicevamo, il funzionario e il suo mediatore. Ad innescare tutto era stata la vittima che del resto era già stata avvisata da tempo della possibilità che potesse avere un trattamento di favore dal funzionario e a suggerirlo era stato il mediatore.
Massimo riserbo. Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione, poichè gli stessi inquirenti interpellati ieri sera si sono trincerati dietro il massimo riserbo, confermando solo gli arresti e il fatto. Un fatto che si racconta con poco e che rinnova, anche oggi (anzi ieri, giornata mondiale contro la corruzione) le stesse dinamiche corruttive, anche banali, che intercorrono in casi analoghi: a Ferrara era già successo per i geometri del Comune e per i tecnici dell’Acer (azienda case popolari), solo per elencare i casi più vicini a noi e che fecero rumore.
Ecco allora cosa è accaduto secondo quanto è stato possibile ricostruire, in attesa di una ricostruzione degli inquirenti che probabilmente verrà resa nota oggi negli sviluppi dell’operazione e dei provvedimenti giudiziari da adottare.
Gaelotto il controllo. L’imprenditore ferrarese aveva subito i soliti controlli fiscali. E come accade spesso, vengono fatti rilievi dal funzionario che procede alla verifica. A questo punto, mentre il controllo era ancora in corso e dunque non era ancora stato quantificato il possibile quantum da pagare all’agenzia, il funzionario avrebbe fatto capire all’imprenditore che «la sua era una brutta situazione».
Una brutta situazione. Una situazione che avrebbe potuto compromettere la sua attività: a questo punto sarebbe entrato in scena il mediatore, che avrebbe riferito all’imprenditore che il funzionario avrebbe potuto far qualcosa. Cosa? «Avrebbe potuto diluire, intercedere», le parole che sarebbero state usate: traducendo nel concreto, il funzionario avrebbe potuto spingere su controlli efficaci e incisivi oppure controlli semplici e blandi, che avrebbero portato a pochi rilievi. Da qui la richiesta e il prezzo, 10mila euro, cash, pagati e diventati la prova per l’arresto, scattato ieri, nella giornata mondiale contro la corruzione.
