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Donna morì di legionella al S.Anna, il processo

Alessandra Mura
Il vecchio ospedale S.Anna
Il vecchio ospedale S.Anna

Due dirigenti sanitari del vecchio ospedale accusati di omicidio colposo: in aula i testimoni  e le prime prove d'accusa: le analisi dell'Istituto superiore di sanità sul batterio  trovato nie tessuti del corpo della donna 

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FERRARA - Le analisi dell’Istituto superiore di sanità hanno fatto emergere una presenza consistente del batterio della legionella nei tessuti. E il piano di prevenzione contro la legionellosi stilato nel 2008 dall’azienda ospedaliera di fatto non era ancora attuativo rispetto alle linee guida della Regione.
Questi i due “colpi” inferti ieri dall’accusa al processo che vede due dirigenti dell’azienda a processo per la morte di una paziente di 71 anni, deceduta nel vecchio Sant’Anna nell’ottobre del 2011 per tromboembolia polmonare in broncopolmonite massiva. Secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero Nicola Proto, a innescare la broncopolmonite fatale - in una paziente con un quadro clinico già molto delicato - è stata l’infezione da legionella contratta durante il ricovero all’ospedale, e la proliferazione del batterio nel vecchio ospedale - alcuni mesi prima del trasloco a Cona - sarebbe imputabile alla mancata prevenzione del rischio-legionellosi. Di questo sono chiamati a rispondere i due imputati, il dirigente Ermes Carlini e la sua vice Paola Antonioli, addetta al Presidio di Igiene.
Fra i testimoni chiamati dall’accusa, la dottoressa che eseguì il riscontro diagnostico su richiesta del medico del reparto in cuì morì l’anziana e che per prima parlò di legionellosi per la presenza del batterio nelle urine. Ipotesi che non trovò conferma nel riscontro diagnostico inviato - oltre che al responsabile del reparto - alla direzione sanitaria e che individuava nelle cause di morte appunto una tromboembolia in broncopolmonite massiva, consegnando poi i vetrini al medico legale Rosa Gaudio. Allora perché, prima dell’avvio dell’indagine penale (partita otto giorni dopo il decesso a seguito di notizie di stampa), il professor Francesco Maria Avato, coordinatore della Sezione di Medicina Legale, nel marzo del 2012 decise di rivolgersi all’Iss? «Per completezza tecnico-scientifica, dal momento che gli elementi a nostra disposizione erano scarni per avere una diagnosi certa». è stata la risposta. I risultati li ha esposti la dottoressa Maria Luisa Ricci dell’Iss: nella quasi totalità dei vetrini è stata riscontrata una presenza massiva del batterio della legionella pneumofila, del tipo cioè che causa la broncopolmonite. Il tassello successivo all’accusa lo ha fornito il consulente della procura, il dottor Vittorio Lodi, chiamato a esprimersi sulla qualità dei piani di prevenzione predisposti dall’azienda Sant’Anna. Il piano redatto nel 2008 in concomitanza con la diffusione delle linee guida della Regione, ha detto il consulente, «si limitava alla programmazione di azioni di prevenzione, senza però essere attuativo». Per aggiungere inoltre che «nell’appalto affidato alla ditta incaricata del monitoraggio della rete idrica e delle acque dell’ospedale, non rientrava la valutazione del rischio legionellosi».
Accuse che la dirigente Paola Antonioli ha respinto nell’esame a cui ha accettato di sottoporsi. Difesa dall’avvocato Andrea Marzola, ha ribadito di aver provveduto sempre a operare secondo i propri doveri, ritenendo di non avere responsabilità in quanto è accaduto. Alla prossima udienza, fissata per il 4 marzo, sarà la volta dell’esame di Ermes Carlini. I familiari dell’anziana, assistiti dagli avvocati Alessandro Gabellone e Angelo Ressa, si sono costituiti parte civile intentando anche una causa civile che si sta svolgendo parallelamente al procedimento penale.<QM>(a.m.)