«Ma adesso l’imperativo è recuperare tutti i soldi»
Molti sono arrivati da Jolanda di Savoia, lo stesso paese dove è nato Raffaele Mazzoni, l’ex promoter di Banca Mediolanum a processo per truffa, falso ed esercizio abusivo della raccolta del credito....
Molti sono arrivati da Jolanda di Savoia, lo stesso paese dove è nato Raffaele Mazzoni, l’ex promoter di Banca Mediolanum a processo per truffa, falso ed esercizio abusivo della raccolta del credito. Molti raggirati ieri presenti in tribunale conoscevano personalmente o erano amici di famiglia di Mazzoni.
Di lui si fidavano ciecamente e in alcuni casi gli avevano affidato i loro risparmi per 10-20 anni o più. «Da quando aveva iniziato a fare quel lavoro - spiegava tra una pausa e l’altra dell’udienza un signore anziano che oggi a Mazzoni chiede il risarcimento del danno - Con lui ci eravano sempre trovati bene, quando è scappato con i nostri soldi ci è caduto il mondo addosso». Per anni, prima del crac di cui si era sparsa la notizia nel gennaio 2013 (l’1 febbraio Banca Mediolanum gli revocò il mandato), erano stati amici, lo avevano anche avuto ospite a casa. «Mazzoni aveva affittato il bacino di caccia che confinava con la mia proprietà, conoscevo i suoi genitori. Non avevo nessun motivo per sospettare che mi stesse raggirando», racconta uno dei truffati. Madre e figlio, seduti uno di fianco all’altra, ricordano bene i giorni in cui ricevettero la doccia fredda. «In paese si era diffusa la voce che Mazzoni fosse scappato, mio marito ha provato a cercarlo al telefono - racconta la signora - ma lui non ha risposto. Quando ho provato io, la sera, mi ha detto che non dovevamo fidarci delle voci, che era tutto a posto, che aveva l’influenza e che non riusciva a incontrarci. Dal giorno dopo è sparito dalla circolazione». L’imperativo per tutti, ora, è «recuperare i soldi». E per questo motivo in tanti tengono gli occhi puntati su Banca Mediolanum, che è stata citata come responsabile civile della vicenda (ma l’istituto si ritiene danneggiato dalla condotta di Mazzoni). Tra i legali, Marcello Rambaldi è convinto che «il piano di udienze stabilito dal giudice ci fa sperare in un processo che velocemente, anche dal punto di vista risarcitorio, individui le responsabilità di una vicenda che per molte famiglie ha risvolti drammatici».
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