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presentato il bilancio di genere

L’Università non premia le donne

L’Università non premia le donne

Più brave si laureano prima, non le assumono e non fanno carriera

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È stato presentato ieri il Bilancio di genere dell'Università di Ferrara: sotto la guida del rettore Pasquale Nappi hanno lavorato Cristiana Fioravanti (delegata per le Pari opportunità), Silvia Borelli (presidente del Consiglio di parità), Cinzia Mancini (presidente del Cug), Emidia Vagnoni (docente del Dipartimento di economia), Lucia Manzalini (referente del Bilancio di genere), e la collaboratrice a progetto del Dipartimento di Economia Chiara Oppi. Il Bilancio di genere riporta la diversa composizione dei gruppi che operano all'interno dell'Università di Ferrara: studentesse, specializzande, dottoresse di ricerca, personale tecnico amministrativo e personale docente; e la diversa partecipazione di donne e uomini nei vari organi di gestione dell'Ateneo. Ciò che ne emerge, confrontando i dati raccolti anche con le statistiche del Miur, e quindi con la media italiana, è un lento, graduale miglioramento, in accordo anche con l'andamento europeo.

Secondo i molti indicatori utilizzati per il confronto è ancora in atto una segregazione femminile sia in senso orizzontale sia verticale: è un problema reale, una difficoltà per molte donne che trovano barriere invisibili da superare. Le studentesse sono le più regolari nello studio e le prime a conseguire il titolo di laurea, e inoltre più disposte alla mobilità dei loro colleghi maschi, sia in entrata che in uscita. Nonostante la maggior parte di loro scelga ancora i settori umanistici, è evidente che riportano risultati pari, se non migliori, degli studenti di sesso maschile. Quello che non si spiega è perchè, con queste premesse, valutando i dati post-laurea ci sia allora un gap del 12% nelle assunzioni: le donne fanno ancora molta fatica a trovare lavoro, e a proseguire nella carriera accademica, che man mano avanza si chiude sempre più nelle posizioni di responsabilità. Permangono quindi ancora molti stereotipi di genere, a tutti i livelli di indagine: anche per quanto riguarda dottorande, ricercatrici e docenti la situazione non è troppo diversa, sia a livello di quantità di posti di lavoro che per ciò che concerne lo stipendio. In particolare in Unife, rispetto al dato nazionale, si è calcolato che, mantenendo l'attuale passo, ci vorrebbe più di un secolo per avere un uguale numero di professoresse e professori ordinari! Quella che nel Bilancio di genere è chiamata "sindrome della lumaca" denota un miglioramento effettivo, ma ancora troppo lento per poter annunciare un cambiamento spontaneo verso la parità.

Irene Lodi

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