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GEOTERMIA 2

«Ecco i perché dello stop ai 50 milioni»

Gioele Caccia
Geotermia
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Ferraresi, dirigente di Hera: non è decollato lo sviluppo edilizio della zona est ma il progetto non è morto, è sospeso

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Fausto Ferraresi, direttore del Teleriscaldamento di Hera, perché dopo aver sostenuto il progetto di una nuova centrale geotermica avete deciso di abbandonarlo?

Hera compie periodicamente una verifica dei propri progetti di investimento per valutare se giustificano l’impegno finanziario della società. In questo caso abbiamo valutato che non ci sono ad oggi le condizioni per confermare il piano originario.

Cosa è cambiato rispetto allo scenario iniziale?

Non ci sono i volumi, cioè il numero degli allacciamenti ipotizzati quando il progetto è stato ideato. Ma voglio essere chiaro, non rinneghiamo quel piano nè lo abbiamo definitivamente accantonato.

L’obiettivo di realizzare una Centrale geotermica a Malborghetto però non compare più nell’agenda di Hera mentre la società sembra aver individuato un’alternativa nella centrale a metano dell’ex ospedale Sant’Anna.

Si tratta di un investimento-ponte che non comporta l’abbandono definitivo del progetto e comunque già contemplato anche nell’originale schema di intervento: l’utilizzo dell’impianto era incluso nel piano di potenziamento del teleriscaldamento nella zona est della città. È mutato l’orizzonte e di conseguenza abbiamo dovuto rivedere alcune scelte.

Il problema qual è? C’è meno richiesta di teleriscaldamento?

Il progetto originario si fondava su alcune aspettative. Una era lo sviluppo del mercato edilizio nel settore est della città, un’espansione che si prevedeva con indici importanti sia di nuovi allacciamenti che di riconversione dell’esistente. Così era maturata l’idea di implementare la centrale di Casaglia, quella che alimenta fin dall’inizio del servizio la rete cittadina del teleriscaldamento, con un nuovo impianto studiato per sfruttare il calore dell’acqua. Il mercato edilizio però non si è mosso in quella direzione. Così abbiamo deciso di intervenire sulla sottostazione dell’ex ospedale Sant’Anna (la centrale termica, ndr). Per noi quell’impianto rappresenta una risorsa per poter consolidare l’equilibrio idraulico della rete ed eliminare due centrali provvisorie: quella che si trova al motovelodromo e quella dell’ex Eridania.

Che tipo di intervento è stato previsto sulla centrale?

Non utilizzeremo solo la sottostazione ma intenderemmo prendere in carico tutta la centrale a metano. L’impianto dovrà essere messo in sicurezza e anche ammodernato. Si procederà al cosiddetto rewamping: i generatori a vapore saranno cioè sostituiti con generatori ad acqua calda che sono più sicuri. La centrale potrà continuare a servire l’area dell’ex Sant’Anna oggi occupata dai servizi sanitari (la cosiddetta Cittadella San Rocco, ndr) ma potrà essere impiegata anche per garantire un piccolo aumento di volume della rete del teleriscaldamento. Niente di comparabile con quanto era stato previsto in origine perchè oggi il mercato si muove ad una velocità molto più bassa.

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Il vecchio progetto quindi non è stato completamente azzerato.

Direi piuttosto che è stato sospeso in attesa che si possano ricreare condizioni favorevoli per la sua attuazione.

Quel progetto, che puntava a sfruttare l’acqua calda del sottosuolo, sarebbe costato quasi cinquanta milioni di euro. Quanti soldi serviranno per adeguare la centrale termica dell’ex ospedale?

Non sono in grado di quantificare la somma perché per ora stiamo valutando solo il primo step, la parte di intervento necessaria per mettere in sicurezza l’impianto.

Contro il progetto Geotermia 2 si sono mossi residenti e comitati civici prima a Pontegradella e poi a Malborghetto. L’opposizione da parte dei cittadini quanto ha condizionato i piani di Hera?

Non è stata quella la ragione per la quale abbiamo sospeso l’investimento. Quel progetto era stato ideato tra il 2010 e il 2011. È invecchiato quindi di quattro anni rispetto a quando Hera ha iniziato a pensarlo ed elaborarlo. Sono stati svolti gli studi propedeutici ed è stata un’attività che ha richiesto del tempo. Il sisma del 2012 ha determinato un ulteriore allungamento dei tempi. Rispetto al passato si è creato un forte elemento di discontinuità. Ha iniziato a diffondersi anche il concetto che attività di questo tipo (il progetto Geotermia 2 prevede sondaggi in profondità ed estrazione di acqua calda dal sottosuolo con successiva reimmissione, ndr) potessero interferire con i fenomeni legati ai movimenti del sottosuolo. Ai due anni iniziali si sono aggiunti altri due anni e mezzo, con costi lievitati e condizioni di mercato profondamente mutate rispetto alle previsioni.

Chi sono i referenti del progetto ex Sant’Anna?

Il proprietario dell’area, cioè l’azienda S. Anna, che provvederemo a contattare quanto prima per convenire sul progetto, e il Comune.

Una buona parte della superficie su cui sorgeva l’ex ospedale è interessata da un piano particolareggiato di riqualificazione urbanistica, con edifici residenziali, uffici, palazzine destinate a servizi, parcheggi e aree di verde. Non pensate che se il piano troverà compimento, anche se i tempi oggi sembrano molto lunghi, i futuri residenti possano rifiutare di vivere vicino ad una centrale a metano?

Non sono previsti scavi o perforazioni e assolutamente non ci sono problemi ambientali all’orizzonte. Ammoderneremmo una centrale che già oggi è attiva. In ogni caso è opportuno rivolgere il quesito a chi dovrà valutare gli aspetti urbanistici del piano di riqualificazione.

Cosa farete con i 50 milioni che non saranno spesi?

Anche questa è una domanda da fare altrove. Non sono io che decido come saranno investite quelle risorse.