La Nuova Ferrara

Ferrara

annuario cds

La crisi ha fatto raddoppiare le famiglie povere

L'economia ancora non si riprende
L'economia ancora non si riprende

Crollato il tasso di occupazione, con l'eccezione positiva delle donne. Tiene meglio il capoluogo del Basso Ferrarese. Presentazione dell'Annuario mercoledì a Cento

4 MINUTI DI LETTURA





FERRARA

Una sequenza di dati negativi, con un solo dato incoraggiante: la crescita dell'occupazione femminile. Ecco l'Annuario socio-economico ferrarese del Cds, che verrà presentato mercoledì 17, alle 17, nella sala Carice a Cento.

 

Si tratta di un'analisi realista che non può che registrare l'ennesimo calo annuale del Pil provinciale, stimandosi per il 2013 una variazione del valore aggiunto del -9,1% rispetto al 2007, anno di inizio della crisi. L'aspetto più evidente è la forte crisi del settore edilizio: in merito, da notare

il ridimensionamento del prezzo medio al metro-quadro, sceso di oltre il 12% .

 

Nella nostra provincia l'effetto più vistoso della crisi riguarda l'occupazione: il tasso di occupazione nella fascia di età 15-64 anni è caduto in modo rovinoso di circa 8 punti (da 69% del 2007 al 61,5% del 2013), creandosi così una vera e propria voragine rispetto alle altre province limitrofe sia emiliane che venete e lombarde.

Controprova di tale fenomeno negativo è il tasso di disoccupazione che (dopo aver raggiunto nella nostra provincia il suo punto minimo nel 2007 con appena il 2,7%) si è “alzato in piedi” raggiungendo il 14,2% nel 2013, superando addirittura la media nazionale (12,2%).

Le previsioni Excelsior-Cciaa fatte nello scorso agosto dagli imprenditori ferraresi, indicano per la nostra provincia un saldo negativo a fine 2014 di 1.200 occupati, rispetto il 2013.

Una nota positiva è rappresentata dalla crescita dell’occupazione delle donne, che dovrebbe portare nel 2015 a superare l’occupazione maschile.

 

Nella nostra provincia, la crisi ha colpito soprattutto l'area debole del Basso Ferrarese, mentre la città e il comune di Ferrara mostrano una discreta tenuta dell'occupazione in quanto gli occupati sono scesi dal punto massimo del 2007 (58.500) di “sole” 1.200 unità nel 2013 (i dati del 2014 sono in corso di elaborazione e saranno disponibili solo nei primi mesi del 2015).

Occorre tuttavia considerare che questi dati sono “ammorbiditi” da 500 persone che sono in cassa integrazione e da una crescita di altri 700 pendolari che lavorano fuori comune (saliti da 12.500 nel biennio 2007-08 a 13.200 nel biennio 2012-13). Anche nel comune di Ferrara sono stati l'edilizia e la manifattura i settori più colpiti, con una perdita di circa 3mila occupati, mentre agricoltura e terziario risultano in lieve crescita.

E' esploso al 36%  il tasso di disoccupazione giovanile (le mancate assunzioni dei giovani sono stimate in 2-3mila unità per anno), mentre il tasso di disoccupazione totale è raddoppiato al 10,8% ritornando così ai livelli della fine degli anni ’80.

 

Con la crisi, si è avuto un enorme incremento delle ore di Cassa Integrazione: dal mezzo milione del 2007 ad una punta di 11,7 milioni nel 2010, con  un rientro a 5,9 milioni nel 2013 (quella di Ferrara è la provincia che ha fatto il ricorso maggiore alla Cig tra le province dell’Emilia-Romagna in termini di ore pro-capite).

 

Nella provincia di Ferrara, nei sei anni di crisi, il “monte salari” si è ridotto del 12%, mentre i depositi bancari (risparmi) sono cresciuti (per paura del futuro?). Nel comune di Ferrara la percentuale di famiglie povere, che era oscillata per vent'anni tra il 4 e il 5%, è salita all'8,6%  nel 2012 (ultimo dato disponibile), mentre un terzo delle famiglie dichiara di aver visto diminuire il proprio patrimonio. La crisi ha dimezzato l’acquisto di auto (-42%), ha ridotto del 25% i viaggi (salvo quelli aerei), del 12% l'abbigliamento, del 27% le calzature, del 23%  l'informatica, i mobili, gli elettrodomestici. Ridotta pure del 10% la spesa per il cibo. Aumentata, invece, la spesa per telefonini e computer. In crescita chi riscopre la terra, gli orti, i consumi a km. zero e bio, l'e-commerce. In crescita, purtroppo, anche la spesa per giochi e scommesse.

 

Una consistente parte dell'Annuario è dedicata all'industria manifatturiera ferrarese, che rappresenta una delle poche note positive del nostro territorio, in quanto - nonostante la forte "selezione" di imprese avvenuta in questi anni di crisi - sono tutt'ora presenti nel ferrarese aziende molto solide sul mercato mondiale.

Con 33mila occupati (24% dell’intera occupazione) la manifattura ferrarese supera la media italiana ed europea, nonostante questo settore, così esposto alla concorrenza, abbia perso nella nostra provincia, dal 2008 al 2013, circa 5mila unità.

Berco, VM/FCA, LyondellBasell, le tre più grandi imprese manifatturiere presenti con le loro importanti unità nella nostra provincia, hanno vissuto fasi di difficoltà, ma rappresentano ancora punti di forza  importanti.

Berco (1.927 addetti nel sito di Copparo), dopo la forte crisi nel 2009, si è ripresa negli anni successi: perdite di bilancio consistenti e riduzione degli occupati (oltre 500) con blocco del turn over ed esodi incentivati, non hanno compromesso la capacità di Berco di rimanere un leader mondiale del proprio settore produttivo.

VM (1.100 addetti nel sito di Cento) è stata acquisita da Fiat Group-FCA ed ora - dopo la caduta di ordini e Cig dal 2009 al 2011- ha in corso un programma di 300 assunzioni per confermarsi  leader mondiale nel diesel.

LyondellBasell (900 addetti a Ferrara) ha ridotto di 45 unità nel 2013 gli occupati e da 47 a 36 milioni il budget annuo per la ricerca, ma con i suoi impianti industriali, la sua capacità di ricerca ed i suoi brevetti rappresenta ancora il 25% del settore delle innovazioni nella plastica avanzata mondi