«Perduta una grossa opportunità per la città»
La vera sconfitta è non aver saputo ancora coniugare economia e risanamento ambientale
Onorevole Bratti, non si farà più nessuna centrale Hera per la geotermia a Ferrara. Hanno vinto gli ambientalisti e la città ha perso un investimento di 50 milioni di euro che andrà altrove. Come giudica tale situazione?
«Innanzitutto si è persa una grossa opportunità. Sono scettico poi sul fatto che quelli che erano contrari a questo progetto si possano definire ambientalisti. L’ambientalismo è una cosa seria, non è che basta dire “no” ad ogni progetto per appartenere a questa categoria di pensiero. Quel progetto aveva un punto di debolezza per me molto forte, non era tecnico, ma era legato a chi determinava le tariffe. È evidente che con il teleriscaldamento il fornitore rischiava di essere unico per tutta la vita ed agire in regime di monopolio. Il secondo aspetto che credo forse poteva essere critico è che nell’immaginario collettivo è passata l’idea che questo non fosse un progetto dell’amministrazione ma dell’azienda. Credo che questo progetto potesse avere le caratteristiche per stare all’interno di una strategia complessiva di riduzione dell’inquinamento atmosferico della città. È chiaro che più caldaie si chiudono e più l’inquinamento cala. Lo sfruttamento di un’energia rinnovabile come la geotermia, per quanto il progetto fosse complesso e non solo legato a questa fonte energetica, dovrebbe essere una politica da perseguire sistematicamente».
È una sconfitta dell’amministrazione comunale allora?
«No, la sconfitta è aver perso un’ulteriore opportunità per questo territorio di coniugare economia e risanamento ambientale. La scelta poi di non fare l’investimento credo sia legata a dinamiche assolutamente interne ad Hera. I ritardi con cui si costruiscono gli impianti dal momento in cui si pensano è uno dei problemi endemici dell’economia del Paese».
C’è anche un problema di preoccupazione per gli scavi nel sottosuolo, alla luce anche delle recenti polemiche?
«Noi abbiamo il pozzo geotermico a Casaglia da molti decenni con una rete microsismica associata per il monitoraggio di eventuali fenomeni sismici causati dalla reiniezione del liquido. L’attuale rete, in gestione all’Università, non ha mai rilevato problematiche particolari. Sicuramente anche nello studio fatto a livello regionale non sono state riscontrate preoccupazioni degne di nota sulla geotermia, mentre qualche dubbio era emerso per i tipi di trivellazione legati al fossile. Il rischio zero non esiste per nulla. Però mi sembra che la polemica in questo caso fosse strumentale. È un investimento perso».
La centrale termica nell’ex ospedale Sant’Anna come la inquadra allora?
«Di questo progetto se ne parlava già ai tempi in cui ero assessore all’ambiente, primi anni Duemila ed era in ogni caso un progetto che aveva l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria».
È così difficile realizzare progetti a Ferrara sul piano ambientale per via dei veti?
«Questo è un Paese dove si vuole togliere l’amianto dai tetti, giustamente, ma non si vuole un posto dove metterlo. È un Paese dove non si vogliono le antenne ma tutti vogliono che le reti funzionino perfettamente sia per il digitale terreste, che per le linee telefoniche. Si vogliono le energie rinnovabili, però non vanno bene le pale eoliche. È giusto che quando si applicano nuove tecnologie ci sia massima attenzione e conoscenza di quelle che possono avere ricadute negative, ma gli effetti gravi in termini di salute ed ambiente degli impianti di produzione di energia legati esclusivamente ai combustibili fossili, che si vorrebbero sostituire, sono noti e devastanti sia per l’ambiente locale che per i contributo ai cambiamenti climatici. Quindi Ferrara rientra nell’ambito di uno scetticismo e contrarietà diffusi nei cittadini, in parte giustificati dal fatto che il pubblico inteso come istituzioni non sempre ha dato prova di affidabilità al riguardo. Ed è per questo che stiamo lavorando a livello nazionale per potenziare gli organismi tecnici di controllo dando loro più autonomia dalla politica. È una battaglia in cui sono impegnato in primo piano in qualità di presentatore della legge sulla riforma delle agenzie ambientali, approvata all’unanimità alla Camera ed ora in discussione al Senato».
Quale futuro energetico per Ferrara?
«Esiste un futuro energetico in Europa all’interno del quale le città possono avere un proprio ruolo in quanto grandi utilizzatori soprattutto nella parte edilizia. Quindi politiche di risparmio ed efficienza, continuare con le energie rinnovabili e non rinunciare al geotermico».
Concludendo?
«Pur avendo molti dubbi rispetto all’impostazione del cosiddetto piano Geotermia 2, così come detto sopra, ritengo che il Comune, insieme agli enti sovraordinati, debba continuare a perseguire politiche di avanguardia nel settore ambientale ed energetico».
