In Provincia 212 dipendenti da tagliare
Incertezza e proccupazione negli uffici dell’ente cancellato per il futuro degli oltre 400 lavoratori ancora in organico
Negli uffici della Provincia si stanno vivendo settimane di incertezza assoluta. Il futuro degli oltre quattrocento dipendenti è appeso a quello dei nuovi enti di area vasta. E gli appoggi non sono solidissimi. “Il Sole24Ore” ieri riportava i dati ufficiali dall’Unione delle province italiane circa gli effetti sulla riorganizzazione per il passaggio delle funzioni. Il taglio alla dotazione organica a Ferrara riguarderebbe 212 lavoratori, la metà degli occupati, come del resto nelle altre realtà (ma nelle città metropolitane il taglio di cui si parla si limita al 30%) e come richiesto da un emendamento alla legge di Stabilità approvato pochi giorni fa in commissione alla Camera. «Una novità molto negativa – commenta Natale Vitali della Funzione pubblica-Cgil -, il tutto mentre la Regione non ha ancora definito la redistribuzione delle funzioni delle future Province. Difficilmente i Comuni riusciranno a ricollocare tutti i dipendenti in uscita e per quelli non inseriti si può aprire una procedura di mobilità». Tavoli tecnici coi sindacati sono già in piedi, mentre l’ultimo incontro con il presidente della Provincia c’è stato appena giovedì scorso: «Abbiamo fatto il punto dei problemi economici e giuridici, per capire di che numeri stiamo parlando; alla luce di tutto ciò, l’obiettivo è fare sintesi e dare garanzie», sostiene Vitali. Il Sole24Ore calcola per Ferrara 8,6 milioni di euro di eccedenze per le spese di personale. Il Governo impone maxi tagli alle Province (1,2 miliardi nel 2015 e altri due nel 2016), ma senza la contestuale riduzione delle loro funzioni fondamentali che ne costano 3,1. Tra l’altro le decurtazioni delle risorse in arrivo dallo Stato sono state molto ingenti nel recente passato: a Ferrara nel periodo 2010-14 pari in totale a 14,1 milioni, vale a dire un -44%.
Fin qui il quadro complessivo. A fronte però di una sbandierata abolizione degli enti, che potrà essere tale solo per “dissanguamento”, la nostra Provincia è la sola, assieme a Varese (anche se bandi simili saranno aperti in altre 17 realtà), ad avere di recente assunto un nuovo segretario generale: in novembre è entrato in carica Alessio Primavera, al posto di Margherita Campidelli, che nominata appena a settembre da Marcella Zappaterra ha preferito il Comune di Savignano sul Rubicone, ritenuto evidentemente un approdo più sicuro della “traballante” Provincia. Una sostituzione obbligatoria, va precisato, pena la nullità degli amministrativi emanati dall’ente in assenza di un responsabile. Ma indicativa del fatto che la situazione non è cambiata, dopo il “voto” del 29 settembre riservato ai consiglieri comunali e il taglio ai costi degli organismi politici. E la nomina di un dirigente da 113mila euro all’anno, questa la retribuzione di un segretario generale, non può che aver fatto storcere il naso a molti, incerti del proprio futuro stipendio, in Castello Estense. Dove secondo la Fp-Cisl, a breve potrebbe arrivare anche un nuovo capo dell’ufficio contratti.
Fabio Terminali
