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Geotermia, i dubbi di Hera Tutto fermo fino al 2020

Geotermia, i dubbi di Hera Tutto fermo fino al 2020

Il progetto accantonato per i costi (+ 25%), i tempi più lunghi delle autorizzazioni, le nuove regole di mercato. E nel 2016 va a nuova gara l’acqua calda di Casaglia

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Della Geotermia bis di Malborghetto e dintorni se ne riparlerà, forse, nel 2020. Dell’acqua calda di Casaglia, invece, se ne riparlerà, prima, già nel 2016, quando sarà rinnovata la concessione trentennale per lo sfruttamento del giacimento geotermico. Ora la coltivazione dell’acqua calda è in concessione a Eni, cui Hera paga i diritti per estrarre il liquido da sottoterra e immetterlo nella rete del teleriscaldamento.

La gara per la concessione e la possibile prospettiva di sviluppo sono due fattori che - insieme ad altre importanti variabili - potrebbero mutare gli scenari e convincere Hera a rimettere mano al progetto del Polo Energie Rinnovabili o ad accantonare del tutto l’idea della Geotermia bis.

Quello del 2016 è uno degli snodi che vengono menzionati nel memorandum sul teleriscaldamento che Hera ha consegnato un mese fa al sindaco per motivare il ripensamento.

L’idea. E dire che Hera meditava fin dal 2005 il raddoppio a est. Le intenzioni le aveva sbandierate ufficialmente tra il 2010 e il 2011. Poi nell’estate del 2012 la multiutility aveva presentato in Regione la documentazione per la procedura di screening. Da quel momento per la il Polo Energie Rinnovabili è iniziato il calvario. Il Per - che in volgare sarebbe la Geotermia bis - è morto e il memorandum spiega il progetto è diventato insostenibile.

I conti. In base ai conti fatti nel 2011 il costo dell’investimento era di 49,9 milioni di euro; la stima fatta quest’anno è di 62 milioni. La lievitazione è del 25% ed è imputabile all’aumento dei costi delle materie prime e ai costi aggiuntivi legati alla nuova localizzazione: portare l’acqua calda da Pontegradella alla rete del Tlr costava 3,6 milioni,, portarla da via Conchetta (Malborghetto) 6.4 milioni. Hera poi ha messo nel conto anche il «rallentamento dello sviluppo commerciale» causato dal perdurare delle condizioni economiche del sistema Paese. Il fattore crisi ha fatto slittare di 4 anni, dal 2025 al 2029, l’obiettivo della volumetra commerciale desiderata per remunerare degnamente il capitale investito.

A questi fattori squisitamente economici si sono aggiunti quelli politici e normativi: l’iter autorizzativo che richiede tempi più lunghi (il memorandum non lo dice, ma è facile arguire che le cautele dopo il terremoto abbiano contribuito a dilatare i tempi). Hera cita poi la gara per i pozzi di Casaglia (la nuova concessione) e il «nuovo contesto regolatorio/normativo» nel quale rientra anche il nuovo sistema delle tariffe per l’energia geotermica che deve vedere presto la luce.

Il “Per”. Maggiori costi, tempi più lungi e incertezza sui ricavi delle bollette. Con queste prospettive il Polo delle Energie Rinnovabile diventava per Hera un’avventura troppo rischioso. Di qui il ripiegamento.

Del progetto Per è rimasto il nome, ma sono cambiati i connotati. Il piano è stato completamente rivisitato e suddiviso in due fasi ben distinte.

La centrale S. Anna. La prima fase (2015-2020) prevede di ovviare all’acqua calda di Pontegradella-Malborghetto «con il potenziamento della Centrale S. Anna per il bilanciamento idraulico della rete (3 centrali da 14 megawatt)» e la cntestuale chiusura delle centrali a gas di via Oroboni e via Gustavo Bianchi. La soluzione prospettata da Hera - che deve comunqe fare i conti con le autorizzazioni del Comune - serve per garantire il tlr agli utenti «(evitare disservizio) e per consentire uno sviliuppo degli allacciamenti fino al 20%. Poi si vedrà.

Chissà? La seconda fase chiamata «riaggiornamento del progetto Per» dovrebbe scattare nel 2020, ma solo a certe condizioni, tutte da studiare e valutare. Quanto costerà la perforazione dei pozzi? Quanto la demolizione dell’inceneritore? Quanto la bonifica dell’area Conchetta? L’elenco stilato da Hera comprende anche altre voci: l’approfondimento delle tempistiche autorizzative, gli scenari commerciali e congiunturali (riprendere l’edilizia?) nonchè la verifica dei piani di sviluppo comunali.

Marcello Pradarelli