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Rapina, sfregio e bottigliate: condannati

Rapina, sfregio e bottigliate: condannati

Quattro anni e quattro mesi in abbreviato ai due autori dell’aggressione di Ferragosto nel negozio di alimentari di Porta Po

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Sono stati complici di una rapina violenta: hanno aggredito, picchiato, rubato, sfregiato un uomo e ridotto un altro in fin di vita. Quella di Walid Bhari e Bechir Nefzi, ha stabilito ieri il giudice Monica Bighetti, è stata un’azione unanime e compatta, e tale è stata di conseguenza la condanna inflitta: quattro anni e quattro mesi ciascuno, senza distinguo, senza posizioni più o meno defilate.

Questa la sentenza che ieri, con rito abbreviato, ha messo il primo sigillo giudiziario alla brutale aggressione avvenuta il 14 agosto ai danni di un negozio di alimentari di corso Porta Po all’angolo con via Delle Barriere, gestito da un bengalese di 28 anni. Il terzo imputato, Frej Bahrim, zio di Walid, ha scelto invece di affrontare il dibattimento e per lui il processo si aprirà nel 2015. Era stato proprio lui il primo a finire in carcere, trattenuto per la cintura dal titolare e arrestato dalla polizia; le successive indagini della Mobile avevano poi permesso di risalire a Walid e Bechir, entrambi tunisini poco più che ventenni, finiti in manette tre settimane più tardi. Nel corso della rapina il titolare, che cercava di difendere l’incasso, era stato ferito al volto con un cutter e colpito con un pugno in bocca. Ancora peggio era andata a un suo amico, un bengalese di 36 anni accorso in suo aiuto e finito in coma per alcuni giorni a causa di due bottigliate in testa che gli avevano provocato una grave emorragia cerebrale. Per questo, oltre alla rapina, agli imputati erano state contestate anche le lesioni aggravate e il possesso di un cutter e di un coltello.

Il pubblico ministero aveva chiesto 3 anni e 8 mesi per Bechir Nefzi e 5 anni per Walid Bhari. Il giudice ha ritenuto la condotta di entrambi di pari gravità e, considerato lo sconto di un terzo di pena previsto dal rito abbreviato, ha stabilito la stessa condanna per entrambi.

«Non si è voluto leggere i fatti guardando a tutte le contraddizioni delle parti offese, che hanno riversato sull’imputato responsabilità che ha sempre rigettato - ha commentato all’uscita dell’aula l’avvocato Massimo Cipolla, difensore di Bechir - l’accusa ha aderito totalmente a quanto acquisito dalla polizia».

«Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza (fra 60 giorni) - aggiunge l’avvocato Stefano Tubi che assisteva Walid - ma ritengo che non si sia tenuto in nessun conto di diverse incongruenze. Tutto si basa sulle dichiarazioni delle parti offese, che non sono così cristalline come ritenuto da giudice».

Alessandra Mura