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Tangenti sotto il duomo, l'inchiesta si allarga

di Daniele Predieri
Tangenti sotto il duomo, l'inchiesta si allarga

«C’è una piramide di persone da pagare». Retroscena su mazzette e ricatti: se pagavano, imprenditori tranquilli per anni. Il giudice: indagate su un altro caso

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FERRARA - Tutto ovvio e scontato, almeno dal punto di vista delle indagini (sui risultati si vedrà). Perché adesso si allarga davvero l’inchiesta nata dalla mazzetta da 10mila euro, pagata sotto il duomo da un imprenditore ricattato che ha fatto arrestare un funzionario dell’Agenzia Entrate e il suo mediatore.

«Fatto non episodico». Si allarga ad altri casi sui quali procura e finanza hanno posto l’attenzione: lo hanno scoperto gli inquirenti e lo scrive il giudice Piera Tassoni nella sua ordinanza con cui ha confermato il carcere, con l’accusa di concussione, per Leopoldo Lunadei e Maurizio Palma: «Il fatto in esame (la mazzetta da 10mila euro, ndr) non appare episodico, occasionale», sottolinea il giudice nel suo atto e spiega che lo dimostrano i riscontri, le intercettazioni e fatti nuovi.

«Un altro episodio». E aggiunge, il gip: «Dalla conversazione (una intercettazione, fondamentale, tra i due arrestati, vedi scheda sotto, ndr) si desume l’esistenza di un altro episodio analogo a quello in esame, compiuto in concorso tra i due arrestati». Ma gli episodi potrebbero essere tanti, le persone coinvolte anche.

Ed è da qui che parte, davvero, l’inchiesta sulle tangenti. Perché è lo stesso Palma a dirlo al giudice Tassoni che usa la ricostruzione offerta da lui stesso nell’interrogatorio e negli atti per delineare il quadro delle possibili altre tangenti pagate in giro per Ferrara.

«Non solo una persona». Ricostruendo la richiesta di mazzetta fatta da Palma per conto di Lunadei all’imprenditore ferrarese - scrive il gip Tassoni - Palma disse al ricattato «che era in grado di intervenire, previo pagamento di somme di denaro perché c’era una piramide (di persone) da pagare, non solo una persona».

«Sai come va a finire». «Pagando - sintetizza il giudice le parole di Palma rivolte al titolare di un locale pubblico nel centro storico cittadino - sarebbero stati tranquilli per un certo numero di anni: l’indagato (Palma, ndr) aveva detto loro chiaramente che avevano davanti due strade, pagare e chiudere la vicenda o non pagare andando incontro ad una verifica generale e ‘sai come va a finire’».

Mediatore rinnegato. Insomma, Palma nel ruolo di mediatore aveva agito per conto di Lunadei, anche se il funzionario dell’Agenzia delle Entrate lo smentisce, lo rinnega e lo accusa di essere un millantatore. Una tesi che non ha tenuto alle verifiche degli inquirenti, come riassume il giudice nelle pagine dell’ordinanza.

«Scaltro e professionale».

Giudice che definisce Lunadei «abile, scaltro e professionale» nel gestire la mazzetta. Che spiega che ha ammesso solo «quanto non poteva negare», l’aver consegnato documenti del suo ufficio e redatti da lui (sull’accesso al locale ricattato, ndr) a Palma per convincere l’imprenditore, e così «confessando il reato di rivelazioni di segreto d’ufficio nemmeno contestato dal pm», spiega la Tassoni. Per scagionarsi, Lunadei ha accusato il complice. Ma dice il falso. Lo ha detto dando la ricostruzione dei fatti secondo la sua versione.

«Abile nelle trattative». Lo stesso Palma, pur confessando, non ha dato un grande contributo alle indagini, poiché dice tranciante sulla sua posizione il giudice Tassoni, «si è dimostrato abile nel condurre le trattative (chiedendo la mazzetta all’imprenditore, ndr). Troppo abile - sottolinea, con decisione - per essere alla sua prima esperienza».