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L'INTERVISTA

Il direttore generale Asl: "I tagli erano inevitabili"

Paolo Saltari
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Paolo Saltari

Saltari: primo obiettivo la qualità. E per la prima volta annuncia il suo pensionamento

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FERRARA - Paolo Saltari, direttore generale dell’Asl di Ferrara, i quattro anni del mandato che ha condiviso con il direttore del Sant’Anna, Gabriele Rinaldi, sono stati tra i più duri e difficili per la sanità ferrarese per i cospicui tagli alle risorse che hanno provocato forti e diffuse proteste nella nostra provincia.
Una cosa è la qualità percepita, un’altra la qualità reale della prestazione e dell’assistenza. A Ferrara siamo partiti da dati sanitari (mortalità generale e specifica, in particolare per tumore, ictus, infarto, bpco) piuttosto negativi in regione a fronte di un numero di posti letto superiore alla media regionale, una forte parcellizzazione degli ambulatori, un’incidenza più alta di addetti e quindi con un costo più elevato rispetto alla media delle altre Asl emiliano-romagnole. Ci siamo dovuti mettere su un binario che altre province avevano già imboccato. Negli ultimi anni, a Ferrara, la rete dei servizi è stata adeguata, attraverso un percorso condiviso con gli enti locali, a parametri aggiornati su mortalità, invecchiamento della popolazione, basso tasso di natalità ed evoluzione della criticità. Il secondo obiettivo è stato il contenimento dei costi.
È proprio sicuro che sia stato il secondo obiettivo?
Basta pensare che la chiusura degli ospedali più piccoli, che spesso è stata indicata come un segnale della volontà di tagliare e basta, non necessariamente riduce i costi. A Ferrara, ad esempio, è stato realizzato un investimento importante, quello del polo di Cona, un ospedale molto più moderno del vecchio Sant’Anna. Quello dei costi, comunque, è un campo su cui c’è ancora da lavorare (sono annunciati nuovi tagli per 4 miliardi alle Regioni).
Una parte dell’utenza, intanto, ha scelto di farsi curare altrove, spesso nel Veneto.
Una cosa è la protesi dell’anca, un’altra l’angioplastica o la trombolisi. Il nostro sistema oggi è fondato sulle reti cliniche, cioè l’individuazione del luogo più adeguato per la migliore prestazione. Su infarto, ictus e grandi traumi abbiamo ottenuto tangibili miglioramenti qualitativi. Anche il 118, con l’organizzazione centralizzata in Area Vasta, ha migliorato le proprie risposte grazie all’utilizzo coordinato di automedica ed elisoccorso. È vero che per le patologie meno gravi il paziente deve girare di più. Qui si può intervenire razionalizzando i percorsi diagnostici e riducendo gli esami inutili, cioè chi va troppe volte dal medico e chi invece deve essere chiamato. Stiamo anche ammodernando la diagnostica. È meglio avere molte macchine vecchie sul territorio o meno impianti ma più moderni e affiancati da un numero adeguato di operatori per farli funzionare di sera o nel week end?
Le liste d’attesa però continuano ad essere molto lunghe e Ferrara non compare tra le province migliori.
Abbiamo notato segnali di miglioramento su diverse specialità a partire da marzo 2014. Da novembre, con le visite prenotabili nel week end, c’è stata un’accelerazione: negli ultimi due fine settimana del mese scorso in 67 ambulatori aggiuntivi (a Cona, Delta, Cento, Argenta, nelle cliniche Quisisana e Salus, nella Cittadella S. Rocco, a Copparo, via Boschetto, Bondeno, Portomaggiore), sono state offerte 939 prestazioni come percorsi di garanzia, in parte coperte con primi accessi e in parte effettuando un richiamo dei pazienti con prenotazioni a lungo termine. Rispetto al pacchetto offerto sono state prenotate 765 prestazioni accettando l'accesso di sabato e domenica.
Il suo mandato e quello del direttore Rinaldi si esauriranno entro l’inizio del 2015. Per questi mesi cosa ha messo in agenda l’Asl?
A Bondeno sarà completata entro un mese la progettazione della Casa della Salute, poi serviranno un paio d’anni per i lavori. Alla fine tutto sarà concentrato nel sito dell’ex Borselli: poliambulatorio, Cup, ospedale di comunità, rsa etc.
I sindacati dicono che li avete presi in giro e che a Copparo resteranno a breve solo quattro fisiatri.
Alcuni operatori andranno in pensione? Penso che saranno sostituiti, ma lì la sfida è allestire un buon servizio di riabilitazione domiciliare.
Sul punto di primo soccorso di Comacchio ogni discorso è chiuso?
Il punto di primo soccorso continuerà a funzionare nei mesi estivi. Il progetto prevede un ospedale di comunità e una Casa della salute. Ci stiamo muovendo per poterlo condividere il più possibile con la popolazione.
Il punto nascita del Delta è a rischio perché resta lontano dalla soglia dei 500 parti.
L’ospedale del Delta oggi è uno dei tre punti nascita del nostro territorio. È vero che nella nostra provincia si fanno pochi figli: rispetto a tante altre città ci sono più anziani e meno immigrati (che hanno famiglie più numerose). Molti giovani inoltre non lavorano e non mettono su casa.
Il limite dei 65 anni (Saltari ne ha 64, ndr) le impedisce di candidarsi da direttore generale? È vero inoltre che lei è già in pensione?
Sì, sono in pensione dal 2009. Per quanto riguarda il limite d’età c’è una legge che mi impedirebbe, in assenza di deroghe, di assumere un nuovo incarico.
Gioele Caccia
 

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