Per la Camera di commercio fondi dimezzati e la fusione
Tagli ai contributi che arrivano al 50% nel 2017. Per quota 80mila iscritti servirà un’alleanza Il presidente Govoni: misure sbagliate, noi siamo efficienti. Daremo 3,5 milioni alle imprese
La Camera di commercio non rischia più la stessa sopravvivenza ma il ridimensionamento dell’attività, e una fusione con almeno una realtà vicina, sembrano inevitabili. Sono gli effetti combinati del già definito taglio lineare dei contributi camerali e del limite minimo di 80mila imprese iscritte, che il governo sembra intenzionato a imporre per legge. «Le cose sono cambiate in meglio rispetto a qualche mese fa, quando l’obiettivo era la chiusura dell’intero sistema, ma l’orizzonte oltre il 2015 resta nebuloso e certo i tagli lineari sono un grosso errore perché penalizzano le Camere efficienti e senza residui come la nostra» è il brindisi natalizio, certo poco gioioso, del presidente di Largo Castello, Paolo Govoni. Ferrara, in soldoni, incassa quest’anno oltre il 90% dei 5,8 milioni di diritti camerali pieni («una delle percentuali più alte d’Italia» ha fatto notare il direttore Mauro Giannattasio), mentre l’anno prossimo dovrà accontentarsi di una base di 3,7 milioni, a causa del taglio del 35% che diventerà 40% l’anno successivo e 50% nel 2017. Ciò nonostante Largo Castello riuscirà a distribuire l’anno prossimo 3,5 milioni al sistema delle imprese, quindi il 76% delle entrate camerali da diritti “torna” alle aziende. L’anno prossimo si punterà soprattutto su piani di ristrutturazione, fondi europei, contributi a fondo perduto, sostegno al comparto manifatturiero, Expo 2015, burocrazia («lotta senza quartiere» predica Govoni) e azioni sperimentali in favore dell’export.
Tra i fiori all’occhiello della Camera di commercio ci sono l’accordo di programma con Unife e Comune di Ferrara «per produrre programmazione e orientamente in favore delle imprese che vogliono insediarsi» ha detto Tiziano Tagliani, in veste di sindaco del capoluogo. Martedì la giunta camerale ha poi deciso di lanciare un bando europeo per affidare ad un’agenzia specializzata il compito di «avvicinare le imprese ferraresi ad alta potenzialità a investitori anche internazionali e non istituzionali - ha reso noto il direttore Giannattasio - Ce ne sono in Italia, come il Politecnico di Milano, e all’estero. L’attuatore sarà pagato in base al numero di contratti che farà siglare». Bisognerà comunque veicolare anche un metodo di lavoro, mettendo magari a frutto l’esperienza di chi, come Gisella Ferri, esporta il 75% della produzione servendosi della fornitura di decine di artigiani: «Per andare all’estero bisogna strutturarsi con il just-in-time, post vendita, competenze linguistiche, altrimenti si ferma tutto dopo il classico fuoco di paglia. Le piccole aziende devono mettersi assieme con joint venture, consorzi, cooperative».
In ogni caso, nel giro di un paio d’anni, anche la Camera di commercio dovrà presumibilmente scegliere un partner con il quale fondersi, per raddoppiare appunto il numero delle aziende iscritte. Partendo da meno di 37mila imprese, per raggiungere quota 80mila basterebbe unirsi a Ravenna o al resto della Romagna, oltre ovviamente a Bologna o Modena. «Stiamo iniziando a ragionare ora sulle unificazioni, posso dire che siamo molto ricercati» ha svelato il presidente. Il motivo sta nell’efficienza di Largo Castello («grazie al nostro personale» è il ringraziamento di Govoni), testimoniata dagli indicatori contenuti nella tabella a fianco, tra i quali spicca gli 1,2 giorni di carico al Registro imprese, contro i 5 di legge: chi s’iscrive a Ferrara, insomma, il giorno dopo può già usufruire di documenti con valore giuridico. È la competitività territoriale, che però il rullo governativo rischia di ridurre a zero.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
