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Ursa, due rinvii a giudizio per la morte di Naouch

Ursa, due rinvii a giudizio per la morte di Naouch

Andranno a dibattimento il progettista e il collaudatore del capannone Prosciolti costruttore e direttore dei lavori del fabbricato crollato per il sisma

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STELLATA. Due proscioglimenti e due rinvii a giudizio per la morte di Tarik Naouch, operaio ventinovenne della ditta Ursa di Stellata in servizio in azienda alle 4 del mattino del 20 maggio 2012, l’ora in cui il terremoto provocò il disastroso crollo del tetto del capannone. È questo l’esito dell’udienza preliminare che ieri sera ha fissato l’inizio del processo al 7 maggio 2015 per due tecnici imputati di omicidio colposo.

Il giudice Piera Tassoni ha rinviato al dibattimento la valutazione delle responsabilità del progettista dei capannoni, Pierantonio Cerini, di Arezzo, e del collaudatore dell'opera, l'ingegner Mauro Monti, massimo dirigente tecnico della Provincia.

Nessuna responsabilità è stata attribuita agli altri due tecnici indagati, il direttore dei lavori Franco Mantero (presidente dell’Ordine degli ingegneri di Ferrara) e il costruttore Simonello Marchesini, della Stimet di Arezzo. Per il primo il giudice ha stabilito che il fatto non sussiste, il costruttore invece non ha commesso il reato. L’udienza, che ha coronato una inchiesta molto lunga e complessa, è giunta al suo esito senza risparmiare colpi di scena, come la modifica dei capi di imputazione. Una svolta che ha comportato una parziale revisione anche delle richieste del pm, Nicola Proto, che ieri aveva chiesto il rinvio a giudizio per Marchesini mentre in precedenza aveva proposto il proscioglimento del costruttore assieme a quello di Mantero, difeso dall’avvocato Riccardo Caniato, richiesta - quest’ultima - ieri confermata. Il giudice ha invece disposto il non luogo a procedere per entrambi. Mantero aveva seguito le disposizioni del progettista sull’uso di perni e non di bulloni per fissare la copertura del capannone. Marchesini invece aveva affidato deleghe operative ad altri soggetti. E proprio relativamente a questo aspetto il gup Tassoni ha ordinato la trasmissione degli atti al pm per approfondire la posizione di altre persone, almeno due, e cioè chi progettò e costruì una trave ritenuta più fragile di quanto avrebbe dovuto essere perchè non armata, sostegno che si spezzò nel punti di appoggio.

In un primo momento la causa del crollo era stata individuata in un inadeguato sistema di appoggio tra travi e piloni (mancanza di fermi o bulloni), successivamente è emerso (grazie alle conferme del perito dell'accusa, l'ingegner Comastri) che il punto debole sarebbe stato la trave - poi crollata - sprovvista di armatura.

Nel processo è presente una parte civile, rappresentata dall’avvocato Claudia Tassinari: grazie proprio alla sollecitazione del legale e dei consulenti, prof. Mazzolani e ing. Formisano dell'Università di Napoli, si deve la riapertura dell'indagine.