Provincia, accordi per evitare rivolte
Slitta la mobilità per i 212 esuberi, spiragli sulle riassunzioni. La maxi assemblea all’Imbarcadero ‘convoca’ i parlamentari
Ieri è stata una giornata cruciale per i dipendenti della Provincia, tra voglia di imitare altri capoluoghi con una clamorosa occupazione del Castello, parole di rassicurazione sui 212 esuberi che fioccavano proprio mentre loro erano in assemblea, in un Imbarcadero stipato (presente Paolo Calvano, Pd), e la richiesta d’incontro con i parlamentari che ha fatto da sfogatoio alla tensione. Alla fine sono state in gran parte confermate le anticipazioni che il sindaco-presidente Tiziano Tagliani aveva fornito ai giornalisti, alla conferenza di fine anno: «Sembra che il maxi-emendamento alla legge di Stabilità preveda lo spostamento di due anni del termine per la messa in mobilità dei dipendenti delle Province in esubero, e il governatore Bonaccini ha firmato oggi un accordo con i sindacati per spostamenti non solo in Regione ma anche nelle Asl». In effetti nel pomeriggio il sottosegretario Gianclaudio Bressa, mentre le occupazioni si estendevano, ha dettagliato: «Abbiamo fatto una norma che prevede che ci siano due anni di tempo per la mobilità dalle Province agli altri enti dello Stato. Nel testo che verrà depositato al Senato si fa esplicito riferimento al fatto che la fase transitoria avrà termine il 31 dicembre 2016. Da quella data scattano altri due anni di tempo prima che il processo possa dirsi concluso. Nessun dipendente perderà posto e livello di retribuzione». Questa e altre garanzie, tuttavia, cozzano contro la necessità di trovare i soldi per pagare i dipendenti in questa fase, tanto che Tagliani ha fatto riferimento a 500 milioni di euro da trovare in Italia sul 2015.
Lo stesso Bonaccini del resto ha problemi di soldi, se è vero che nell’accordo sindacale si parla di «conferma delle risorse del bilancio regionale destinate alle “attività delegate”», senza far riferimento alle nuove deleghe che dovrebbero appunto tornare indietro, con annesso personale, dalle Province. Il punto fermo è «la ricognizione della disponibilità nei fabbisogni occupazioni di tutte le pubbliche amministrazioni presenti sul territorio», e lo stesso Tagliani ha inviato una lettera ai sindaci nella quale si ricorda di «valutare attentamente l’opportunità di “raffreddare” i percorsi di assunzioni di personale in itinere», pena il rischio di nullità di queste assunzioni: prima bisogna passare per i dipendenti della Provincia, insomma.
Queste novità rendono meno stringente la tempistica che angoscia, oltre ai dipendenti del Castello, lo stesso presidente: entro il 31 gennaio era infatti chiamato a redigere una lista, nome per nome, dei 212 dipendenti non utilizzati nelle quattro funzioni rimaste in capo alla Provincia, per i quali, l’1 aprile, in assenza appunto di novità sarebbe scattata la mobilità all’80% di stipendio; con la prospettiva, dopo due anni senza chiamate da altri enti, di perdere il posto. «Un commissario al mio posto come minacciano altri presidenti? Lo chiederei se lo ritenessi più utile per dipendenti e cittadini» ha risposto ai giornalisti, confermando l’intenzione di restare al vertice dell’ente, nonostante l’impegno per i tanti “cappelli” indossati.
Tagliani non perde d’occhio l’altro fronte rovente, cioè il bilancio comunale 2015 appena approvato, «unico Comune di cui si sappia», ma senza tener conto dei tagli già inseriti nella manovra finanziaria del governo. «Possiamo ipotizzare in 3,5/4 milioni di euro l’ulteriore riduzione dei contributi per l’anno prossimo, vi dovremo far fronte con l’avanzo 2014, che già sappiamo ci sarà, e altre misure. Ma se i sindacati - è lo sfogo del sindaco - ci chiedono di destinare il 50% del risparmio da esternalizzazioni scolastiche al fondo di produttività delle educatrici, significa non aver capito la situazione del bilancio. Siamo davvero all’osso del prosciutto e le famiglie non possono sopportare altre tasse».
In queste condizioni impossibile decidere sulle alleanze di area vasta, «bisogna affrontare prima le emergenze», mentre alla Regione, e al confermato assessore Patrizio Bianchi, il sindaco si sente di chiedere solo «una consulenza puntuale, precisa, intelligente e rapida per arrivare ai Fondi europei».
Due annunci per rischiarare l’orizzonte: è stato aperto nei giorni scorsi il cantiere del Meis e il 7 gennaio entrerà in produzione lo stabilimento Berluti.
Stefano Ciervo
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