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Trovato morto in casa l’architetto Viola

Trovato morto in casa l’architetto Viola

Il decesso risale a diversi giorni fa in un palazzo di viale Cavour, l’allarme lanciato da una vicina che non lo sentiva da tempo

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Era morto in casa da diversi giorni, forse addirittura un paio di settimane. Un lungo silenzio che ha insospettito una vicina di casa con cui abitualmente si scambiava giornali e riviste. La donna, preoccupata dalla prolungata impossibilità di entrare in contatto con lui, ha avvertito l’avvocato di Roma che da anni amministrava i suoi interessi che, a sua volta, non ricevendo risposte, ha avvertito la polizia. Al termine di questa catena, la scoperta di una morte in solitudine, quella dell’architetto Lanfranco Viola, trovato cadavere giovedì poco dopo le 19 nel suo appartamento di viale Cavour, stroncato da un malore che non gli aveva lasciato nemmeno il tempo di chiedere aiuto. Dopo la segnalazione al 113 sul posto si sono portate, oltre alle Volanti della questura, anche il 118 e i vigili del fuoco di Ferrara per permettere l’ingresso dei soccorsi nell’abitazione, ma l’intervento è solo servito a confermare i peggiori sospetti.Ex titolare dell’hotel Ripagrande, esperto di turismo e vivace spirito polemico che esternava spesso sulla stampa, l’architetto Lanfranco Viola aveva 70 anni, negli anni Novanta aveva militato nella lista “Io Amo Ferrara” fondata dall’imprenditore Giulio Barbieri, per poi avvicinarsi al Progetto Per Ferrara di Valentino Tavolazzi e, dopo la scissione, con i grillini di Ferrara in Movimento. Era stato tra i promotori della Borsa del Turismo delle 100 città d’arte e del salone “Verdissimamente”, nonché console del Touring Club.

«Aveva in mente un progetto favoloso per Ferrara, fattibile ma rimasto inascoltato: collegare tutte le piazze della città realizzando un percorso continuo - ricorda Giulio Barbieri - Mi dispiace che non abbia potuto vederlo realizzato. Era un imprenditore che non nascondeva la sua insoddisfazione per le politiche turistiche cittadine, aveva le sue idee ed era molto acuto nell’interpretazione dei dati, distinguendo sempre tra visitatore pendolare e vero turista». Barbieri vuole anche ricordare il libro “Pillole e Perle” pubblicato nel 2003 da Viola per Grandi Editori, una raccolta di aforismi celebri «che aveva incontrato diversi consensi».

L’assessore alla Cultura, Massimo Maisto, nell’apprendere la notizia ha espresso «cordoglio personale e come amministratore»; sorpreso e addolorato per la scomparsa dell’architetto, Valentino Tavolazzi lo dipinge come «una persona seria, piena di idee e proposte, soprattutto per il turismo. Il suo voleva essere un contributo gratuito per il bene della città che amava molto, è stato uno dei pochi a capire che il turismo per Ferrara poteva diventare un’industria e rappresentare un’opportunità non solo per l’immagine, ma anche per l’economia e l’occupazione della città. Era contrario ai Grandi Eventi, a cui opponeva la valorizzazione degli spazi e dell’offerta culturale locale».

«Una voce fuori dal coro - sintetizza Giulio Felloni presidente dell’Ascom - Nelle sue critiche dirette, e con la vena polemica che lo caratterizzava, era sempre di stimolo per il confronto e la riflessione, anche quando non erano condivise. Senza dubbio una personalità forte, per anni ha gestito l’hotel Ripagrande, ora fallito, e trovo che sia un vero peccato che nessuno a Ferrara voglia continuare questa tradizione alberghiera».

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