La Nuova Ferrara

Ferrara

Indagata per terrorismo una ferrarese

Indagata per terrorismo una ferrarese

I carabinieri notificano avviso di garanzia a donna di 35 anni: perquisita la casa a Lagosanto, sequestrati atti e computer

2 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Il blitz è scattato in mezza Italia e i carabinieri di Ferrara sono andati a bussare anche ad un casa a Lagosanto, per notificare un avviso di garanzia per concorso in terrorismo ad una donna di 35 anni, Serena Vecchiattini che ora risulta indagata assieme ad altre 31 persone. Il blitz antiterrorismo dei carabinieri del Ros ha portato soprattutto a 14 arresti decisi dai magistrati dell’Aquila nelle province di Chieti, Pescara, L'Aquila, Teramo, Padova, Milano, Como, Varese, Lodi, Pavia, Roma, Rieti, Ferrara (appunto), La Spezia, Gorizia, Ascoli Piceno, Napoli, Sassari, Modena, Udine e Torino.

La posizione della ragazza viene definita dagli inquirenti marginale e al momento le vengono contestati tutti i contatti che ha avuto, soprattutto su profili Facebook, con le persone arrestate, i capi: non a caso nella perquisizione scattata ieri a Lagosanto (la ragazza è originaria di Codigoro, ha domicilio in Germania e si trova qui nel Ferrarese per le vacanze di Natale) sono stati sequestrati materiali e computer, per verificare il tipo di contatti avuti dalla ragazza con i leader dell’organizzazione eversiva e terroristica. Con lei, dicevamo, sono indagate altre 31 persone e come recita l’atto dei giudici, gli indagati «rappresentano la rete di consenso che condividono l’ideologia del gruppo di Stefano Manni (il capo, leader dell’organizzazione, ndr) mediante l’apologia di condotte eversive, razziste e più in generale delittuose promosse da Manni stesso». Gli indagati, scrivono ancora i giudici, «rappresentano la cerchia più esterna (tra questi anche la ragazza ferrarese citata a pagina 10 per il concorso del reato, ndr) che ruota attorno a Manni e non sono interni al gruppo benchè ne favoriscano l’esistenza e la crescita criminale». Secondo l'accusa, dunque vi sono due livelli (da qui arrestati e indagati) che comunque come gruppo clandestino si richiamava agli ideali del disciolto movimento neofascista «Ordine Nuovo» e progettava «azioni violente contro obiettivi istituzionali». Tra queste attentati contro prefetture, questure, uffici Equitalia e in un secondo momento partecipare alle elezioni politiche con un proprio partito. Il gruppo pianificava anche azioni cruente in luoghi di ritrovo di cittadini extracomunitari.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google