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«Quasi 3 anni nei Map, è troppo»

«Quasi 3 anni nei Map, è troppo»

Protestano gli abitanti dei Moduli abitativi provvisori: «Siamo stanchi, qui i bambini si ammalano»

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CENTO. I Map? Molti centesi non sanno nemmeno dove si trovano. Alcuni non se lo ricordano, altri lo ignorano da sempre, altri ancora credono che i moduli abitativi provvisori siano già stati smantellati da un pezzo. Ebbene, i Map si trovano alle spalle del White Palace, l'hotel costruito accanto alla caserma dei carabinieri, di fronte al supermercato coop. Ecco, giusto per dare un po' di punti di riferimento per inquadrare il "villaggio" sorto in via Borgo De Nicola. Poche centinaia di metri separano il centro storico da quella zona che sembra dimenticata da tutti e non solo dai politici e dalle istituzioni. «Siamo stanchi! Non ne possiamo più! L'altro giorno un bambino stava per morire! L'abbiamo portato al pronto soccorso perché faticava a respirare e poi è stato trasferito a Cona, ha la tosse e la febbre alta da giorni!». I moduli abitativi provvisori, in quanto tali, vengono realizzati per essere utilizzati per brevi periodi; a Cento, come negli altri Comuni del cratere, non è così e i segni del tempo si stanno manifestando in maniera sempre più evidente. Umidità, muffa, ruggine, guasti, buchi nel pavimento, riscaldamenti e impianti malandati, cattivi odori, carenza di spazi e freddo, tanto freddo. «Non riusciamo a pagare le bollette e Hera ci ha tolto l'acqua calda ma abbiamo dei bambini - dice un padre di famiglia - Mio figlio è all'ospedale, altri piccoli qui hanno perennemente il raffreddore e anche le nostre condizioni di salute sono sempre più precarie». Se cucini con porte e finestre chiuse il vapore bagna vetri e pareti, se lo fai con le porte aperte entra «un freddo che ti pela», le famiglie sono disperate e esasperate. Ancora una trentina i nuclei che tra Cento, Alberone e Casumaro vivono così. Da mesi chiedono un intervento e da mesi aspettano risposte. A oggi, a oltre trenta mesi dal sisma, gli abitanti dei Map non sanno ancora quando potranno andare ad abitare in un appartamento normale. «Così però non si può andare avanti. Siamo pronti anche a fare lo sciopero della fame se è necessario - afferma Giuseppe Quercia, uno dei portavoce del "villaggio" - Le "case" sono in condizioni disastrose, ormai hanno fatto il loro tempo. Ci avevano detto che saremmo rimasti qui per 6, 12, 18 mesi: sono passati quasi tre anni! I bambini non possono più vivere così e nemmeno gli anziani e le donne, bisogna che l'amministrazione prenda provvedimenti! E che li prenda in fretta». La situazione ora come ora è più tesa che mai. Gli abitanti di Borgo De Nicola armati di telefonini e fotocamere immortalano materassi macchiati, insetti nei piatti e sui letti, documentano la loro precaria quotidianità e con tanto di prove affermano che non sono qui a lamentarsi "per sport".

«Siamo sotto Natale e il Comune non si è fatto vedere. Non ha messo né una luminaria, né un albero addobbato, niente di niente: nessun gesto, nemmeno simbolico, di solidarietà», dicono rammaricati. «Noi non chiediamo più, abbiamo già chiesto per troppo tempo, ora pretendiamo - sottolinea Massimo Vignola, altro portavoce degli abitanti dei Map -. Pretendiamo un piano di uscita scritto nero su bianco entro i primi giorni dell'anno. A questa gente bisogna dare delle risposte concrete, strumentalizzazione politica e retorica non servono a niente: qui ci vogliono i fatti».

Samuele Govoni