«Il Grattacielo? Meglio abbatterlo»
Il centro storico, le periferie e le idee per migliorare la vivibilità nei quartieri e nei paesi. Dalla piazza al rebus “Gad”: parla Diego Farina, presidente dell'ordine degli architetti
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FERRARA. Quarantadue anni, copparese, Diego Farina è dal 2013 presidente dell’Ordine provinciale degli architetti. Sposato, due figli, si è laureato a Ferrara nel 1998, nel 2009 ha acquisito il master della facoltà di Economia in management dei musei. È contitolare dello studio associato Uxa dal 2007.
All’inizio di quest’anno l’architetto Renzo Piano ha lanciato l’idea del “rammendo” delle periferie delle città, un’ipotesi di lavoro che ha trovato sostenitori convinti anche nel governo nazionale.
Negli ultimi trent’anni in molte città italiane sono stati realizzati importanti interventi di ripristino dei centri storici, Ferrara compresa. Non a caso l’assessore regionale ed ex rettore Patrizio Bianchi li ha definiti “caramellati”. Ora si tratta di capire cosa metterci in queste ‘scatoline’ restaurate e ben tenute: trasformarle in un museo all’aperto o riempirle con attività? E quali?
Visto che è partito dal centro storico ne approfitto. In queste settimane a Ferrara è stata sollevata la questione del Mercato del regalo natalizio. Molti vogliono cambiarlo in meglioma non c’è accordo sul come.
Io bandirei un concorso. Non sono un ‘conservatore’: credo che le città possano e debbano cambiare per adattarsi ai tempi.Il sindaco recentemente ha affermato che bisogna riportare la qualità nel centro storico, sia nel contenitore che nei contenuti. E attorno al Mercato del regalo ruota per un mesetto la vita del centro e l’attività di molti operatori, perché quell’installazione è un attrattore di persone. Penso però che il contenitore attuale non sia contemporaneo e anche i prodotti da esporre al pubblico dovrebbero essere riconsiderati. Qualunque fiera offre in questo periodo dell’anno gadget natalizi, un mercato locale andrebbe caratterizzato meglio, cioè personalizzato.
Con le bancarelle tirolesi?
Perchè rifarle a Ferrara? Quelle sono tipiche dei vari mercatini “nordici”. La nostra è una provincia che ha una solida vocazione agricola ed artigianale. Guardiamo la Toscana: lì hanno messo in fila i loro prodotti e li hanno trasformati in un brand locale, in una filiera. Lo considero un buon modello da cui partire. Un concorso di idee (reale, non da ‘archiviare’ nei cassetti) potrebbe portare nuove ipotesi su cui lavorare, anche molto diverse da quelle di cui si è parlato finora, valutandone in dettaglio la compatibilità economica. È già stato fatto in passato, ad esempio per la sistemazione dell’ex Mof, dove proprio l’Ordine degli Architetti ha elaborato una soluzione che è passata attraverso un concorso e un bando pubblico. Proprio lì, al primo piano, sarà aperta la nuova sede dell’Ordine e al piano terra gli uffici dell’Urban Center. Se il concorso per il Mercato del regalo natalizio si farà saremo disponibili a dare il nostro contributo.
Cosa dice della nuova piazza Trento Trieste?
È stata migliorata, anche nell’illuminazione. Un lavoro pregevole.
Niente altro per il centro storico?
Amplierei la zona pedonale e la chiuderei anche ai mezzi pubblici. Non credo che senza l’autobus in corso Martiri i negozi del centro chiuderanno. Ma bisogna creare le condizioni giuste: piste ciclabili e servizi navetta per rendere il centro ben raggiungibile da tutti.
Ci stiamo spostando verso la periferia dove spesso il tema non è la bellezza del contesto. Molti problemi delle città sono concentrati soprattuttgo nelle periferie.
Ho un bellissimo ricordo della scuola Pietro Lana, zona Foro Boario, oggetto di un progetto di recupero di Vieri Quilici. Di quel quartierino ricordo la vivibilità, le corti, gli spazi a misura d’uomo. Un’idea che ha trovato attuazione in alcune zone della città, mi viene in mente quella in fondo a via Frutteti dove l’offerta residenziale di qualità si è sposata con la presenza del verde, che non è il classico triangolino di risulta tra una palazzina e l’altra. Foro Boario è una zona da ripensare, certo, ma non è l’unica. Negli ultimi 2-3 decenni la popolazione insediata nei quartieri è cambiata: ci sono molti anziani, anche soli, e gli stranieri. La riqualificazione delle vecchie case popolari di Barco è un intervento che merita assolutamente una segnalazione. Spostandoci di nuovo verso il centro c’è la valorizzazione dell’intorno dell’ex Mof e della Darsena, con l’apertura del Meis e la concessione alle associazioni della caserma dei vigili del fuoco. È anche così che si vince la lotta contro il degrado. Pubblico e privato non sono alternativi quando c’è da risanare un pezzo di città. Quello spazio è di tutti.
Veniamo al nodo che da qualche anno si cerca di sciogliere e che per molti aspetti rappresenta ancora un rebus per l’amministrazione, per il residenti e per le forze dell’ordine: il futuro di Grattacielo e zona Gad.
La soluzione potrebbe essere semplice: buttiamo giù le torri.
Sembra un po’ drastica. Per farci cosa?
Niente. Ricavarci un’area verde a disposizione di tutta la città. Ma ovviamente non stiamo parlando solo di una questione architettonica. Nel Grattacielo vivono decine di famiglie: prima bisognerebbe trovare una soluzione accettabile per liberare gli edifici e forse non è il momento più adatto per risolvere questa parte del dilemma. Ma sarebbe un bel segnale politico. La qualità è anche pedagogica. Forse c’è una zona ancora più complessa da recuperare attorno alla stazione. Penso all’area attorno all’Hotel de la Ville, dove c’è una densità di residenza che non agevola la ricerca di ipotesi alternative.
Negli anni prima della crisi si è costruito molto, anche in città e fuori città. Tutto bello, tutto moderno?
Assolutamente no. Per decine di chilometri nella nostra provincia si attraversano località che sembrano fatte con lo stampino: villette, una dopo l’altra, e in mezzo non c’è niente. Basta villettopoli, mancano le zone - anche nei paesini - dove si può passeggiare e ci si può ritrovare lontani dalle auto e dove i bambini possono giocare in tutta sicurezza.
Nell’ex Sant’Anna di corso Giovecca Hera vuole attivare una centrale a metano per integrare la rete geotermica.
Non credo che sia una buona idea farla in un quartiere che deve essere riqualificato e rivitalizzato con case, servizi, verde. Il progetto dell’architetto Pini è buono così, senza centrale.
Come è cambiata negli ultimi anni la professione dell’architetto?
Il professionista classico che progetta nel suo studio sta sparendo. Oggi l’attività si estende sempre di più al design, all’urbanistica, alla paesaggistica, alla museografia. L’Italia purtroppo sconta un ritardo: la piccola dimensione che non ci aiuta nella concorrenza con l’estero.
