Doni inaspettati per il commercio
Bilancio positivo tra i negozianti del centro, anche se con la formula del «pensavamo andasse peggio»
Non è andato male il Natale ai commercianti del centro, almeno a quelli sentiti dalla Nuova.
Girando tra piazza e strade, cambiando categoria merceologica, il resoconto che si ascolta spesso è simile: ci aspettavamo di peggio. «Possiamo dire di aver raggiunto la sufficienza» spiegano con linguaggio scolastico Riccardo Ballola e Giorgio Scabbia di ‘La bottega del formaggio’ in via Cortevecchia. Non se la sentono però di parlare di inversione di rotta: «Abbiamo venduto leggermente meno dello scorso anno, ma pensavamo che le cose sarebbero andate peggio. Certo, noi siamo qui dal 2001 e qualcosa ovviamente si è modificato, di anno in anno il calo è leggero ma purtroppo costante».
«Visto tutto quello che si prospettava siamo andati bene» afferma invece più decisa Sara Pesaro, dell’omonima merceria sotto i portici della Cattedrale. «Se vogliamo, un calo c’è stato, ma con tutto quel che sentiamo dire, “c’è crisi”, “saltiamo per aria tutti”, la gente si spaventa».
«Non è andata male, anzi: è andata meglio delle aspettative» rincara Marianna Fabbri del negozio d’abbigliamento Elena Mirò, che da un paio d’anni si è trasferito dall’angolo Cavour- Armari a piazza Trento Trieste, non lontano da via Canonica. «Ci eravamo un po’ spaventati – continuava ieri mattina – e invece le nostre clienti ci hanno fatto il piacere di venirci a visitare».
A due passi da lì, dove un tempo si trovava il negozio di Cd Nannini, Stefano Gibelli e Rita Castelli gestiscono un punto vendita della Levi’s. «Non è andata male – confermano –, verso la fine del periodo natalizio c’è stata anche una piccola ripresa».
Voltato l’angolo, Alberto Felloni e il fratello Giulio (presidente provinciale dell’Ascom) sono al lavoro nel loro, omonimo negozio. «Nonostante le previsioni catastrofiche, e nonostante una situazione che ancora ci preoccupa, diciamo che c’è stata come una forma di liberazione, una ricerca di soddisfazione da parte della clientela, che ha voluto reagire, non tanto comprando regali costosi quanto piuttosto utili. Il Natale dello scorso anno fu brutto, quello di quest’anno può essere un segnale da interpretare in maniera discretamente positiva. È come la caduta verticale si fosse arrestata, se avessimo toccato il fondo e ora provassimo a spingerci su».
Più stringato, ma non per questo meno positivo, il commento di Gaia Basso, che lavora al negozio d’abbigliamento Massimo Rebecchi di Bersaglieri del Po. «È andata bene, abbiamo lavorato e siamo contenti».
Gabriele Rasconi
