«Abbiamo tentato di salvare tutti»
È di Porto Garibaldi il comandante di una pilotina intervenuta dopo lo scontro tra mercantili a Ravenna: recuperati quattro dispersi ma le onde erano tremende
PORTO GARIBALDI. «Abbiamo cercato di salvare tutti i dispersi, ma il mare grosso con onde alte più di 4 metri ha reso molto difficoltosi i soccorsi e siamo riusciti a recuperarne quattro, mentre due ci si sono sfilati dalle mani». È la drammatica testimonianza di Paolo Guidi, 59enne di Porto Garibaldi, ufficiale comandante di una delle 4 pilotine intervenute ieri mattina per prestare soccorso agli 11 naufraghi turchi, dopo la collisione tra due mercantili, avvenuta a 4 miglia dal porto di Marina di Ravenna. I primi ad intervenire sono stati proprio i servizi tecnico-nautici della Capitaneria di Porto di Ravenna mediante ormeggiatori, rimorchiatori e pilotine con un lavoro di squadra sinergico, nonostante il pericolo di vita a carico di tutti i soccorritori.
«La Capitaneria ci aveva fornito le coordinate di latitudine e longitudine in cui era avvenuto lo scontro – racconta Guidi – e ci siamo subito attivati, ma con nebbia, neve e mare grosso gli strumenti servono purtroppo a ben poco. Abbiamo seguito l’istinto, per vedere dove fossero i naufraghi, ma la visibilità era ridotta a dieci metri. Quando li abbiamo visti, abbiamo buttato i salvagenti anulari e con le corde li abbiamo tirati sotto la pilotina per tirarli su. Quattro erano vivi, ma uno è morto subito dopo per ipotermia e un altro per infarto».
In serata, mancavano all’appello ancora 4 dispersi, ma «per ipotermia si rischia la morte dopo mezz’ora – aggiunge Guidi – e per tutti noi resta il gran dispiacere di non essere riusciti a salvarli tutti. Molti ragazzi che erano con me hanno pianto». Guidi evidenzia l’impegno di tutti i colleghi che, dalla mattina alla sera, si sono ininterrottamente prodigati, dapprima nel salvataggio dei naufraghi e poi a coadiuvare le ricerche dei dispersi, condotte dalla Capitaneria di Porto in collaborazione con carabinieri, guardia di finanza, Aeronautica e vigili del fuoco. «Una volta arrivati a terra abbiamo consegnato i marittimi alle ambulanze del 118, che li hanno trasportati all’ospedale di Ravenna – spiega il comandante della pilotina -, ma due di loro purtroppo non ce l’hanno fatta».
La solidarietà e lo spirito di abnegazione fanno parte del Dna della gente di mare e tra i lavoratori impegnati ieri mattina nel porto di Ravenna c’era anche Umberto Tomasi di Porto Garibaldi, al suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione, come direttore di macchina su motoscafo d’altura della ditta Bambini di Ravenna, per l’assistenza alle piattaforme metanifere del gruppo Eni, dislocate nell’Alto Adriatico. «Alle 9.30 quando c’è stata la collisione – ricorda Tomasi – stavamo brindando per la mia pensione, che comincia proprio domani (oggi per chi legge), quando abbiamo sentito sulla frequenza Whs della radio l’allarme. Con le coordinate della Capitaneria – prosegue Tomasi -, abbiamo tentato per due volte di uscire dal porto, alle 12.30 e alle 15.30, ma le condizioni proibitive del mare ce lo hanno impedito». La barca sulla quale Tomasi ha lavorato per 28 anni nel porto di Ravenna è lunga 30 metri per 50 tonnellate di stazza lorda, adatta alla velocità, «ma con onde alte come una montagna, che non ho mai visto prima - ammette Tomasi - non si poteva proseguire, perché rischiavamo di rovesciarci». Quello di Tomasi è stato un ultimo giorno di lavoro segnato dalla tragedia dei marinai turchi nel porto di Ravenna, «un giorno allucinante», riconosce con onde che superavano la diga foranea del lato nord.
Katia Romagnoli
