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Bologna, Romagna o chi? «Decideranno i ferraresi»

Cartina aree vaste
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Alleanza territoriale, il sindaco Tagliani non esclude una consultazione popolare «Ma non vogliamo favorire la città. Ci sono però da sciogliere dei nodi giuridici»

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Ferrara è padrona del proprio destino, ha detto più volte il governatore Stefano Bonaccini a proposito dell’ormai imminente scelta sull’alleanza territoriale: una roba che condizionerà la vita dei ferraresi e le possibilità di sviluppo del territorio per decenni a venire. Bologna, Romagna o magari un’entità autonoma, cerniera con il Veneto e nucleo di una macro-regione Alto-Adriatica? E se queste sono le opzioni, chi deve decidere e con quali tempi? «Decideranno i ferraresi e il percorso è già iniziato - prova a rispondere il sindaco-presidente Tiziano Tagliani - Ho già parlato con i sindaci, non escludo al termine del percorso, indicato da Bonaccini nel 2017, una forma di consultazione popolare ma non si tratta, è bene precisarlo, di scaricare la responsabilità di una decisione strategica nè di favorire il capoluogo che inevitabilmente avrebbe un peso preponderante nel corpo elettorale provinciale».

Tagliani ha in mente un percorso e il primo punto è tecnico: «Capire se ci sono le condizioni, non politiche o economiche, ma giuridiche, per la compresenza tra un’area vasta e una città metropolitana». In parole povere, significa verificare se la provincia di Ferrara può essere inglobata in Bologna metropolitana, possibilità che sembra preclusa dalla formulazione della legge istitutiva. Questo non significa che il sindaco-presidente abbia in mente la soluzione Bologna da mettere in contrapposizione secca con la Romagna, e per farlo capire cita addirittura l’apologo di Salomone, del bimbo conteso tra due madri, «non vorrei che il bambino sia Ferrara e finisca diviso a metà» è infatti la sua preoccupazione.

Nel giorno in cui un sindaco marchigiano, il pesarese Matteo Ricci, amplia il dibattito alle marco-Regioni («le Marche non l’Umbra o l’Emilia), ricorre alla storia l’economista Andrea Gandini, per introdurre un elemento di merito nella discussione e far pendere la bilancia verso l’alleanza con Bologna. «Sta succedendo quanto suggerito da Adriano Olivetti nel 1955: un ordinamento istituzionale imperniato sui Comuni, i piccoli solo come presidio territoriale e quelli da 100-150mila abitanti molto forti, e macro-Regioni, tra le quali ci potrebbe essere, perché no, anche Veneto-Emilia. Il fatto è che stiamo ancora parlando di prospettive lontane, tutte da costruire - è il ragionamento di Gandini - di dubbia percorribilità istituzionale e, per quanto riguarda Ferrara-Rovigo, poco convenienti per l’industria del nostro territorio. Oggi è quasi inevitabile, quindi, puntare su un’alleanza con Bologna come punto di riferimento per i nostri servizi. L’università di Bologna ha costruito una struttura specializzata nel raccogliere fondi europei su grandi progetti, le lobby bolognesi (non le ravennati) sono le uniche in grado di portare finanziamenti alla pesca, quindi anche alla nostra costa. Il pericolo di essere divorati? C’è, bisogna fare prima patti chiari».

A vivacizzare il dibattito, che non certo a senso unico, ci ha pensato Alan Fabbri, sindaco di Bondeno e capogruppo regionale leghista: «Ferrara con chi va? Deve rimanere da sola, è una provincia molto particolare, tra Po e mare, e anche il decreto di due anni fa ne sanciva l’indipendenza». (s.c.)

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